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Lettere all'ECO /49

Riceviamo e molto di buon grado pubblichiamo

  15/02/2025

Di Redazione

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Riprendiamo, con un volume editing enormemente incongruo rispetto agli spunti che ci arrivano (e che, per il divario tra domanda e possibilità reali, e che creano un “ingorgo” nel flusso delle pubblicazioni, riprendiamo, abbiamo premesso, questa rubrica. Vocata prevalentemente all'analisi-confronto delle segnalazioni e delle osservazioni dei lettori. In questo esordio di nuovo anno, ci viene di titolare, dato il prevalente carattere multi tematico, “di tutto un po'”. Per questa edizione ringraziamo Matteo Tomasoni, che ci offre quotidianamente elementi di conoscenza e riflessione, di Paola Tacchini, Consigliere Comunale, che sulla vicenda Saap ha funto un po' da corrispondente dalla piazza e dal Palazzo.

Il vicesindaco Romagnoli, a nome dell'amministrazione, ha proposto qualche tempo fa di

Ridisegnare i quartieri per comunità più forti.

Anzi, volendo essere precisi (ah come passa il tempo!) un po' di tempo fa; un po' nel senso che, sia pure nella consapevolezza della praticata dissociazione di timing (tra gli annunci e la concretezza delle cose), sarebbe stato il caso che i produttori di spot avessero avvertito il dovere civico ed istituzionale di aggiornare l'opinione pubblica.

Sul che, invece, sul “pezzo”, (con serietà e spesso con passione) ci stanno i cittadini.

Tra questi, e tra più motivati e competenti, c'è Matteo Tommasoni. Che in questo editing fornisce una collaborazione pluritematica. Partendo da una realistica consapevolezza sul profilo istituzionale di un tassello, per noi non marginale, dell'ordinamento municipale e di partecipazione dal basso, per confluire, con ulteriori due contributi, alle conseguenze concrete delle politiche, diciamo un po' aleatorie della macchina comunale.

Sulla carta figurano 16 quartieri. Due di questi, Novati e Castello, non sono mai stati rappresentati e non si è mai costituito il comitato di quartiere, oltre al comitato quartiere Bagnara che si è sciolto nel febbraio 2023, per dimissioni in massa.

Vorrei, da ex presidente del comitato del quartiere Po, dare il mio parere sulla questione. 

Sono d'accordo sull'allargamento delle aree di competenza diminuendo il numero dei quartieri. Rimane comunque il problema della scarsa partecipazione. 

In base all'esperienza fatta posso dire che la gente è spinta a partecipare se, nel concreto, si rende conto dell'utilità di una struttura. Invece i quartieri segnalano criticità all'amministrazione e spesso non vengono risolte, come: l'arredo urbano da integrare e ricondizionare, la siepe del viale Po, i marciapiedi e le strade, il ponte sul Morbasco (da luglio 2022), centinaia di alberi mancanti, pali incidentati dell'illuminazione da installare (più di 20), illuminazione pubblica da migliorare in generale, pali in mezzo alle ciclabili, la fontana di piazza Cadorna completamente spenta, tabelloni luminosi (segnaposti auto e turistici) spenti da anni, la scarsa pulizia dei marciapiedi, la carente gestione del verde e altro ancora. Tutte criticità segnalate senza risultati decine di volte. 

Si possono allargare i quartieri finché si vuole ma se non si danno risposte e soluzioni con tempistiche certe i cittadini si sentiranno sempre più sudditi di un potere lontano e distante dalla propria vita reale. E si allontaneranno sempre più dalla partecipazione. Lo stesso fenomeno che, in grande, si riscontra da anni con l'aumento degli astenuti (quasi il 40% degli elettori) alle elezioni politiche.

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I Quartieri e il “decoro urbano”

Matteo Tomasoni
Matteo Tomasoni

Dopo la premessa (“Lasciai sia per la scarsa partecipazione del quartiere sia per lo scarso riscontro che avevano le segnalazioni al Comune”) l'ex presidente del Quartiere Po (che nella recentissima Conferenza e nell'incontro con la governance, sembra essere un po' smentito da un impulso popolare di reviviscenza) entra, sia pure con pacatezza, “a piedi giunti” sul pallone dell'analisi.

 C'è l'arredo urbano da integrare e ricondizionare, la siepe del viale Po, i marciapiedi e le strade, il ponte sul Morbasco (così da luglio 2022), centinaia di alberi mancanti, pali incidentati dell'illuminazione da installare (più di 20), illuminazione pubblica da migliorare in generale, pali in mezzo alle ciclabili, la fontana di piazza Cadorna completamente spenta, tabelloni luminosi (segnaposti auto e turistici) spenti da anni, la scarsa pulizia dei marciapiedi, la carente gestione del verde e tanto altro. Tutte criticità segnalate senza risultati

decine di volte. Si possono allargare i quartieri finché si vuole ma se non si danno risposte e soluzioni con tempistiche certe i cittadini si sentiranno sempre più sudditi di un potere lontano e distante dalla propria vita reale. E si allontaneranno sempre più dalla partecipazione. Lo stesso fenomeno che, in grande, si riscontra da anni con l'aumento degli astenuti (quasi il 40% degli elettori) alle elezioni politiche.

Da lunedì 14 marzo 2022 in viale Po, si inizia a ripiantumare la siepe (civ. 62 -64) da me segnalata e si prosegue (direzione centro città) sino al civ. 46/48 (all'altezza di via Vittori), con l'impiego di 100 piantine. La situazione è in stand by ed auspico si proceda nel completare l'opera su entrambi i lati del viale. Ad aprile 2022 mi viene comunicato: "Al momento, per difficoltà di reperire le piante, la piantumazione si ferma". Stamani, ad una ulteriore richiesta, mi viene risposto: "Come già dichiarato in precedenza, il mercato vivaistico è molto carente di diverse tipologie di vegetali, quello che si trova è economicamente insostenibile; l'intervento verrà rimandato al prossimo autunno se le condizioni lo permetteranno".

Ps - Si rimanda al prossimo autunno, "se le condizioni lo permetteranno". Nel frattempo la situazione è decisamente peggiorata.

Durante l'incontro di mercoledì si è discusso di asfaltature e manutenzioni e si sono avanzate richieste sul Parco Sartori, su alcune aree verdi e sono stati visitati i cantieri del Polo per l'infanzia Martiri della Libertà e dell'area Frazzi.

Una riunione di giunta si fa in Comune. Se proprio volevano farla nel quartiere, allora perché non nella sede di via Vecchia? Io avevo presentato circa 25 punti, tra cui la mancanza di 5-6 pali dell'illuminazione pubblica agli incroci che sono rotti da 6-8 anni: per l'illuminazione raccogliemmo 800 firme. Poi ci sono marciapiedi impercorribili che costringono i pedoni a camminare in strada, e mancano tantissimi alberi da ripiantumare. Soprattutto sulla sicurezza non ci devono essere se o ma. Dopo l'abbandono del progetto delle apparecchiature T-Red ai semafori sono passati oltre due anni e non si conosce la tempistica per un nuovo progetto esecutivo. Prima del sindaco Perri il regolamento comunale prevedeva in 60 giorni il termine massimo per dare una risposta, poi scesi a 30. Ricordo che segnalai la presenza di un albero pericolante alto 25 metri: mi risposero dopo 29 giorni dicendo che il Comune era al corrente della situazione e che avrebbe provveduto. Tre giorni dopo l'albero cadde su una recinzione. E così aumenta il disinteresse dei cittadini».

Circa la cautela del dar credito al nuovo sindaco Virgilio da poco insediato, rilevo che ha seguito per 10 anni l'ex sindaco Galimberti: conosce bene i problemi della città.

In merito al recupero dell'area Frazzi e alla volontà di abbattere il relativo muro contenitivo non posso non rifarmi alla autorevolezza dei contrari (Anna Lucia Maramotti, presidente della Sezione di Cremona di Italia Nostra, e gli architetti Michele De Crecchio e Angelo Garioni).

Da diversi anni i residenti chiedono agli amministratori il ripristino della siepe del viale che, ove ancora presente, è in condizioni pietose e indecenti.

Le risposte sono sempre state "non ci sono fondi" o "non è disponibile il ligustro".

Secondo l'assessore Carletti "Il progetto prevede di sostituire il muro con una siepe ma siamo apertissimi ad ogni genere di proposta."

Ecco allora la proposta: il muro resterebbe al suo posto. La siepe, che avrebbe dovuto sostituirlo, andrebbe invece a integrare e ricostituire quella devastata del viale Po.

Si risparmierebbero molti soldi e si dimostrerebbe anche un minimo ascolto delle ragioni del Comitato di quartiere e dei cittadini che rappresenta.

Nella vicina Piacenza i parchi, soprattutto quelli con giochi, sono recintati completamente. Il personale Auser e altri volontari aprono e chiudono gli ingressi negli orari stabiliti. Nei parchi ci sono anche i servizi igienici tenuti costantemente puliti dalle stesse persone. Inoltre l'abbattimento dei muri comporterebbe spese vive per la demolizione e il ripristino del terreno. Nella nostra città ci sono molte situazioni di degrado prioritarie sulle quali intervenire. L'esempio del “parco aperto” dei giardini pubblici di piazza Roma dovrebbe sconsigliare ai nostri amministratori questo utilizzo, sconsiderato e controproducente (anche in termini di sicurezza), del denaro pubblico. Hanno motivato la distruzione del muro con la necessità di dare respiro ampliando la visuale, ma nel parco sono state messe piante, e si vedranno da fuori solo queste.

Essendo Cremona, spesso lo sentiamo ripetere, una città a "vocazione turistica", vorrei segnalare la presenza surreale e perfettamente inutile, di qualche "arredo urbano" sfuggito al vigile controllo degli uffici preposti.

All'ormai tristemente famoso cestino arrugginito, porta/palo/vespasiano di corso Mazzini angolo via Mauro Macchi (dove chiedevo la sostituzione); si sono aggiunte altre delizie.

Ai giardini pubblici di piazza Roma resta a fare bella mostra di sé una specie di igloo di plastica ancora con allaccio elettrico e cavidotto pericolosi per i passanti. All'interno si facevano giochi soprattutto per i più piccoli nel periodo natalizio. Ora è tutto vuoto ma nessuno lo rimuove malgrado sia stato messo davanti al monumento dedicato al grande compositore cremonese Amilcare Ponchielli. Stessa situazione, con aggiunta di due simpatici pinguini, si trova in Largo Boccaccino. L'Epifania è passata da un pezzo, quanto dovremo attendere per togliere gli intrattenimenti natalizi?

Da ultimo, ma non ultimo, un aggiornamento sulle attività programmate dal Quartiere Po.

Lanciata ieri sulla rete, in un giorno la petizione contro l'abbattimento del muro di recinzione dell'ex area Frazzi ha già raccolto quasi 200 firme. Dobbiamo fare di più, diffondere ai nostri conoscenti la petizione e invitarli a firmare su cartaceo o in rete. Ci sono decine di criticità nel quartiere ripetutamente segnalate e mai risolte. Che senso ha sprecare il denaro pubblico in un'operazione assolutamente inutile?

Il Comitato Quartiere 10 Cremona comunica

"Informiamo i residenti e cittadini che per partecipare alla petizione riguardante l'opposizione all'abbattimento del MURO AREA FRAZZI sono disponibili i seguenti punti di raccolta:

Bar Cantuccio, Via Mincio 34

Bar Nuovo Sole, Viale Po 21

Tabaccheria, Viale Po 121

Aspettiamo le vostre firme!"

La notizia non sarebbe la riparazione delle 13 telecamere cioè la metà di quelle esistenti. La notizia è che fossero tutte fuori uso. Ci chiediamo per quale ragione visti i problemi di sicurezza che si sono manifestati. E ci chiediamo anche la tempistica precisa per averle tutte in funzione. Ma per quale motivo a Cremona non si fa da anni la manutenzione ordinaria?

Grato dell'attenzione

E per concludere la corposa carrellata, molto simile ad un motivato cahier del doléances, planiamo sul decoro e sulla sicurezza viabilistici. Da più di sei anni, causa incidente, in via Milano, all'altezza di via Galletti, il palo (lato edicola) che illumina il passaggio pedonale è stato abbattuto. La strada molto trafficata, con presenza di una scuola (con a lato la ciclopedonale) e sul lato opposto il quartiere di via Galletti. Come si intuisce, l'attraversamento è molto utilizzato e la corsia in entrata alla città è in penombra. 

A vantaggio della sicurezza, diventa importante, avere l'attraversamento segnalato e ben illuminato. 

A fine ottobre 2021 la risposta da parte del Settore Illuminazione del Comune di Cremona fu questa: "I lavori già calendarizzati di ripristino dei pali incidentati stanno purtroppo subendo dei ritardi dovuti al difficile reperimento dei materiali da parte della ditta manutentrice. Attualmente non si è in grado di quantificare i tempi d'intervento". 

PS: Come si evidenzia dai fatti e dalla risposta del Settore Illuminazione del Comune di Cremona è evidente che la convenzione in atto con la ditta non definisce una precisa tempistica di intervento. Evidentemente non esiste una "Carta dei Servizi" o un documento che stabilisca un accordo fra il Comune e l'impresa. Almeno la definizione degli standard e della qualità del servizio dove l'impresa manutentrice assume una serie di impegni nei confronti del Comune.

Quando si creano situazioni di non sicurezza e pericolo come in questo caso, non ci sono ne se e ne ma. Forse è il caso che il Comune riveda i termini della convenzione con la ditta e imponga, in caso di pericolo, il ripristino immediato.

Chiosa: più Munch o Bandacadabra?

‘nzomma'…come dicono a Roma, il materiale, su cui riflettere ed, azzardare a sei mesi della fine della “luna di miele”, accordata, per ragioni di “galateo”, alla (ri)esordiente governance portata (non proprio) sugli scudi dal ballottaggio di maggio, un sub-totale prestazionale, ci sarebbe.

Anche volendo essere molto “indipendenti” e generosi, ci pare, in piena coscienza, di poter tracciare, ed è un pleonasmo, una scheda non esattamente lusinghiera. In termini, prima di tutto, di risultati concreti, di aderenza ai paradigmi di buona gestione e di rinnovamento, di rispetto della “grammatica” relazionale con l'opinione pubblica cittadina.

Poi la premessa di ordine generale la chiudiamo a doppia mandata e senza un particolare desiderio di riprenderla. Ma ci pare, con animo assolutamente sgombro di preconcetti, di sconsigliare a tutta la Consiliatura, esordita a giugno (nell'ambito della quale la minoranza svolge il ruolo di controllo, critica e stimolo a far meglio, di rimettere un po' sui cardini questo mandato che arrischia (tenetevi forte!) di eguagliare gli “splendori” dell'ultimo decennio. In cui, peraltro, all'insegna del rinnovamento hanno esordito e dilagato molti di quelli che hanno avuto conferma nel ruolo (addirittura con progressione di responsabilità) e hic manent optime!

Ci spiace doverlo dire, noi che pratichiamo il massimo rispetto verso i ruoli istituzionali e verso le singole persone, ma si conferma quanto mai calzante il senso del corredo grafico che ci ha fatto, un po' goliardicamente pensare all'”urlo” come istintivo raccapriccio nei confronti delle prestazione e al “Bandacadabra”, che non rappresentò solo l'orgoglio del raggruppamento prevalente nelle urne (sia pure per uno scarto minimale) ma che continua, nei fatti, ad essere il brand di questa governance.

Comprendiamo la difficoltà (quando si rappresenta la continuità con un pregresso trentennio di quasi totale disastro gestionale e, soprattutto, quando si manca di “fondamentali” di cultura amministrativa e di predisposizione al rapporto dialettico e alla sintonia non tanto coi rumors quanto semplicemente coi sentiments edificanti provenienti dal basso), a praticare una minimalistica resilienza, che diventa difficile o addirittura impossibile quando non ci si sposta di un millimetro dall'arrogante autoreferenzialità.

L'esternazione di questa severa ma fattuale analisi sullo stato dell'arte ci iscriverà d'ufficio all'elenco degli odiatori dell'aggregato maggioritario.

Erroneamente! Diversamente dalla situation room dei poteri la nostra unica sollecitudine è vocata a rappresentare, analizzare e valutare i fatti amministrativi. Singolarmente e nella loro scansione generale. Profilo, come avremo modo di argomentare nel prosieguo, che denuncia una totale claudicanza, prestazionale e, ripetiamo, relazionale.

L'attento e civilmente impegnato lettorei Tomasoni con il suo inestinguibile osservatorio ci fornisce quasi quotidianamente uno squarcio percettivo su un segmento, un tempo ritenuto (per effetto dell'inesistenza del problema) non di primo piano. Che è quello che attiene (nella logica della priorità del “dito” rispetto al “cielo”) al, andando frettolosamente, “decoro”. Dieci anni fa, quando la situazione, pur non essendo ottimale, non era così compromessa, la nomeklatura emergente esordì addirittura con il brand molto accattivante (anche se con imbarazzanti lateralità storiche) della “rigenerazione urbana”. Il cui perno (ammesso che ne avesse la forza) si riferiva ad un generale progetto di abbellimento cittadino, come elemento basico di una più generale riconversione culturale e civica.

Il risultato è all'evidenza di tutti. La Città si è imbruttita sotto l'aspetto estetico e non si è riciclata, come avrebbe dovuto in considerazione del suo rating storico artistico e monumentale e dell'eccezionale incremento di appealing legato al suo recente rango universitario. Semplicemente, al di la delle accattivanti quanto interessate promesse, si è avvitata sul meccanismo esattamente antitetico alla rigenerazione; vale a dire sul degrado.

Piacerebbe a tutti vivere in una città bella, curata, a misura di qualità della vita e dell'aspettativa del bello. Sia pure appartenendo alla più generale e diffusa condizione (che a dispetto della vulgata dell'Italia meravigliosa!), Cremona, effettivamente e inspiegabilmente appartiene ai gradini più bassi. In termini di involgarimento estetico, ma anche di ricaduta percepibile a livello di opportunità comunitarie di fruizione e di consapevolezza di appartenenza.

Ecco, azzardiamo che, di fronte alle conseguenze pratiche della comunicazione politica (ammesso che sia sincera e fondata) c'è solo un disarmante sconcerto. Ed in alcuni casi, l'”urlo”.

Da tempo non si fa nulla in termini di ristoro del degrado e di riqualificazione, ma si fronteggia la giusta critica armeggiando il piccone risanatore. Come è (incomprensibilmente) il caso dell'annunciata demolizione delle cinte murarie perimetrali del parco del Vecchio Ospedale e, più recentemente, di quello dell'ex Area Frazzi. A tutto ciò fa da contorto l'ansia per un uso inconsiderato del suolo, proteso ad un ‘edificazione, che, come dimostra le esternazioni a mezzo stampa, compiace colpevolmente quella che un tempo si chiamava “speculazione edilizia”. Nella chiave delle temperie correnti manifestamente protesa all'accerchiamento urbano di invadenti, eccessivi dannosi insediamenti terziario-commerciali.

 

Dall'archivio L'Eco Forum dei lettori

  giovedì 14 maggio 2020

Sull'articolo "Piccoli Brancaleone crescono"

Ma quale cinismo?

  martedì 16 marzo 2021

(broad)band...e band(wagoning) / NON SOLO LARA

Abbiamo ricevuto, ringraziamo e di buon grado pubblichiamo

  domenica 14 febbraio 2021

Scuola

Hic rhodus hic salta

  lunedì 11 dicembre 2023

Sempre a proposito del “pacco” /17

La parola ai lettori e ai rappresentanti istituzionali

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