Vicenda Ucraina: la morte nell'anima
Di Domenico Cacopardo
Se dobbiamo ricorrere a un paragone storico occorre riferirsi, prima che alla Conferenza di Monaco del 1938, alla guerra di Spagna nella quale l'alleanza di fascismo e nazismo piegò quella grande nazione europea alla barbarie della dittatura del generale Francisco Franco. Il «vorrei ma non posso» delle potenze democratiche determinò con il loro disonore il crollo della legittima Repubblica: Jean Paul Sartre, il filosofo, autore di romanzi che segnarono un'epoca, scrisse la Trilogia della Libertà, nella quale il titolo più indicativo fu «La morte dell'anima». In relazione soprattutto alla generosa partecipazione della gioventù antifascista mondiale alla guerra a sostegno della Repubblica: migliaia di giovani francesi, inglesi, americani e italiani caddero per gli ideali di libertà, privati del sostegno cruciale delle loro nazioni intimorite dall'aggressività italo-tedesca. Lunedì s'è consumata una giornata cruciale che costituirà una delle tappe di un percorso che potrebbe segnare l'età del disonore o quella dell'onore europeo. L'aspetto più importante della riunione degli 11 a Parigi è rappresentato dal fatto che per la prima volta si riunisce un format che raccoglie i paesi leader dell'Unione, accomunati dallo sforzo di liberarsi dalla camicia di forza costituita dalla decisione all'unanimità. E qui il precedente storico della condanna rappresentata dall'unanimità si trova nella sconfitta della coalizione polacco-lituana nella guerra contro l'impero ottomano (1672- 1676) a causa del «liberum veto» degli oligarchi della coalizione. È evidente che la convocazione di Francia, Germania, Polonia, Regno Unito, Spagna, Italia, Olanda, Danimarca, con il segretario della Nato e i presidenti del Consiglio Europeo e della Commissione è il primo fatto nuovo della settimana. Anche se la presenza del Regno Unito appare anomala, nel dopo brexit, va sottolineato che il gruppo di rappresentanti d'altissimo livello a Parigi aveva e ha titolo ad affrontare l'evolversi della vicenda ucraina, il cui aspetto peculiare è la fine della solidarietà atlantica e l'adozione di una politica americana antieuropea, di cui le deliranti accuse di James David Vance sono l'iniziale e più evidente manifestazione.
Resta il fatto che il primo passo sulla via dell'Europa a 2 velocità, nella quale le nazioni più importanti per storia e per pil si assumono la responsabilità di una cooperazione rafforzata in vista di azioni unitarie, è stato compiuto. Certo, tutto potrà procedere nell'auspicata direzione e tutto potrà deragliare. Ma nella fase di passaggio in cui viviamo, l'avvicinamento delle potenze europee è un fatto positivo. Certo Meloni, nella strettoia di una incauta e compromettente amicizia con l'amministrazione di Donald Trump e la
solidarietà europea (cui non si può derogare, allo stato dell'integrazione economica attuale) dovrà esercitare la virtù della prudenza evitando lo storico vizio italiano della doppiezza, che ci rende inaffidabili e «a Dio spiacenti e a li nimici sui» (Dante Alighieri riguardo ai pusillanimi). Tuttavia, per il momento ci siamo, anche se non sappiamo se ci resteremo. A Riad si realizza il vertice del Disonore americano: un bilaterale Trump-Putin (tramite fidati tirapiedi) nel quale si tenterà di stabilire la pace e il futuro dell'Ucraina, in assenza dell'Ucraina (come a Monaco 1938 a proposito della fine della Cecoslovacchia e del suo asservimento al III Reich) e dell'Europa, di cui l'Unione deve rimproverare se stessa e tre anni di politica «stop and go» e di sostanziali diserzioni. Possiamo contare su Trump e sulla sua capacità di tenere alta la guardia? Certo che no. Già nelle dichiarazioni di campagna elettorale Trump ha alato le proprie difese dialettiche annunciando concessioni gratuite e immeritate a Mosca. La verità, dolorosa e amara, di cui dobbiamo prendere atto è che gli Usa sono nelle mani di un autocrate che sta operando - incontrastato – un cambiamento di regime la cui sostanza è un sistema di governo del tutto simile a quello imposto ai russi dal loro nuovo zar.
Le somiglianze, già reali, cresceranno, visto che a Washington si perseguono più gli interessi personali di Donald Trump e dei suoi oligarchi anche a scapito dei veri interessi americani, come a Putin gli interessi personali (anche corruttivi) prevalgono su tutto il resto. Stupefatti ma non domi assistiamo a questa fase interlocutoria con un solo sentimento forte: quello della difesa della democrazia e della libertà, nella consapevolezza che l'Europa è l'unico strumento di cui disponiamo per tentare di garantire un futuro al continente e alle sue giovani generazioni.
Il falso bipolarismo nel nuovo mondo
Di Mauro Del Bue
Abbiamo già cercato di chiarire che un vero bipolarismo in Italia non é mai esistito, tante sono state, e anche di notevoli proporzioni, le liste fuori dai poli, da quella del patto Segni del 1994 fino a quella dei Cinque stelle, nel 2018 e 2022. E per di più il bipolarismo non ha certo creato stabilità politica, tanto che nessun governo bipolare che ha vinto le elezioni é durato per un'intera legislatura (anche il Berlusconi due, 2001-2006, é passato attraverso una crisi di governo) e non c'é un esecutivo che nelle successive elezioni abbia confermato la sua maggioranza. Ora che il mondo é capovolto e la situazione internazionale impone posizioni coerenti queste alleanze non possono restare uguali a prima. Sia nel centro-destra di governo, sia nel cosiddetto campo largo, esistono enormi differenze interne, a mio avviso insanabili. Tra Forza Italia che sostiene il piano Von der Leyen sulle risorse da destinare alla difesa degli stati europei, in attesa della difesa comune, e la Lega che lo contesta definendolo un piano di guerra, non c'é possibilità d mediazione. Neppure la Meloni che sta tentando di tenere un piede in Europa e uno a Washington ci riuscirà, nonostante abbia chiarito che il provvedimento non preleverà risorse dal piano di coesione e che sarà fuori dai vincoli del patto di stabilità e oltretutto pienamente facoltativo. Giriamo gli occhi a sinistra. O al futuribile campo largo. Mentre Calenda promuove manifestazioni a sostegno della resistenza ucraina, e con lui Più Europa, e concorda col piano europeo, anche Renzi parrebbe, sia pure diplomaticamente più cauto, sulla stessa posizione, i Cinque stelle urlano al neo bellicismo europeo e promuovono manifestazioni per la pace (di Trump). Pur essendo contro Trump, così come in generale contro l'America, ecco che s'avanzano Fratoianni e Bonelli, indignati. Stanziamo quei fondi per la sanità e fermiamo Putin cogli ospedali. Da qui ai prossimi quattro anni, tanto durerà l'amministrazione Trump, con Musk che pretende di convocare le elezioni in Ucraina, con Rubio che si presenta con una croce in testa, pensando di essere investito da Dio e Vance che tifa per i movimenti di estrema destra in Europa (perfino Marine Le Pen ha preso le distanze da Steeve Bannon), con quel che ci aspetterà non solo in Ucraina, ma probabilmente in Moldavia e in Georgia, forse nei territori europei di confine vedasi la Polonia che ha triplicato le spese per la sua difesa, giacché Putin ha ieri dichiarato che vuole riprendersi ciò che é suo (parla dell'impero russo o dell'Unione sovietica?), gli schieramenti italiani dovranno per forza uscire dal vecchio paradigma destra e sinistra per inserirsi nel nuovo contrasto tra europeisti e trump-putiniani. Attendiamo con pazienza il Pd della Schlein. Ma nel Pd ci sono, come sempre, diverse anime e opposte posizioni. Bisognerebbe che questo partito, che di socialista democratico non ha neppure il nome, andasse a lezione dal laburista Starmer, dal socialista Sanchez, dal socialdemocratico Scholz e dal socialista francese Gluksman. E capisse che la difesa europea da subito, anche nelle forme di difesa di stati, visto che quella comune comporta tempi più lunghi, é oggi necessaria per difendere le nostre democrazie e per sedere con autorevolezza al tavolo delle trattative. Se é vero che Trump, che giudica tutto sulla base del denaro, intende trasformare l'articolo 5 della Nato in base ai versamenti in difesa di ognuno (chi più spende ha diritto di essere difeso e chi meno spende no) ho l'impressione che ci aspettino tempi bui. Se anche la libertà ha un prezzo il vecchio continente non deve solo armarsi, ma mostrare e diffondere la sua cultura liberale e sancire i principi di autonomia, indipendenza e sovranità nazionale per tutti i popoli e anche sorreggerli nelle loro giuste lotte. È complicato? Sì. È dispendioso? Sì. È anche pericoloso? Certamente. Ma quale altra funzione vogliamo assegnare a un continente che questi valori ha saputo conquistare, anche con l'aiuto spesso determinante di altri, con la lotta e col sangue e non é certo disponibile a rinunciarvi? Tutto questo impone di tirare una riga su vecchie differenze e di creare nuove solidarietà in base agli ideali. Anche e soprattutto in Italia ove sarebbe bene che i partiti storici e identitari sorretti da un sistema elettorale proporzionale prendessero il posto di queste casse da morto.
Forum dei lettori
Messaggio recepito
Ho letto con molto interesse Focus Ucraina/14 pubblicato su Eco del popolo: il messaggio recepito è chiaro e condivisibile. Sono consapevole che l'Europa abbia urgente bisogno di strategie di difesa comune per evitare possibili attacchi russi.
Trump e Putin sono pericolosi, mettono a rischio la democrazia e la libertà dell'Occidente. Sono convinta che tutti gli Stati nella UE debbano difendere l'Ucraina, come Paese occupato, perciò sottoscrivere un patto per un incremento di strumenti di difesa. Chi come Orban ed amici metterà il veto dovrà essere estromesso e procedere con votazioni a maggioranza. La Pace va costruita non imposta, Zeleski è stato umiliato dal tycoon, ma ha dovuto, a testa bassa, accettare i diktat di Trump pur di arrivare a un cessare del fuoco nemico.
C.L., 6 marzo 2025, Vicenza.
Per la democrazia, la pace, il lavoro. L'Europa che vogliamo
- Libertà, eguaglianza, fraternità: le basi ideali dello Stato moderno. Due secoli di storia hanno arricchito i principi della Rivoluzione francese. Il sogno della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo, di cui quest'anno celebriamo l'80° anniversario, aveva a fondamento la libertà, l'eguaglianza sostanziale, la solidarietà internazionale. Questi valori, su cui è fondata la Costituzione, ci hanno guidato verso la democrazia e la pace, l'unica strada che permette ai popoli di decidere il loro presente e il loro futuro.
- L'idea di un'Europa unita si è costituita sulle macerie della guerra voluta da Hitler e Mussolini e sulla Resistenza e la Liberazione dal nazifascismo, di cui quest'anno celebriamo l'80° anniversario. L'Europa unita o è antifascista e antinazista o non è.
- La nostra Costituzione antifascista sancisce le inviolabili libertà individuali e collettive, dispone la rimozione degli ostacoli che impediscono l'eguaglianza reale dei cittadini, assume la solidarietà come principio fondamentale, ripudia la guerra.
- La nuova destra autoritaria e aggressiva attacca globalmente e direttamente i principi fondamentali dello stato di diritto e i diritti fondamentali: la democrazia non serve più, non servono le istituzioni democratiche, non serve più neppure lo Stato. L'estrema destra sovranista, nazionalista e xenofoba cresce manipolando il disagio sociale, la povertà, l'esclusione, l'emarginazione, la paura e riportando in vita le radici mai del tutto estirpate del fascismo e del nazismo.
- La guerra in Ucraina ha da subito mostrato la politica sbagliata dell'Unione Europea, incapace di agire come attore politico e diplomatico in grado di rispondere unita all'aggressione russa promuovendo l'immediato cessate il fuoco, un negoziato ed un trattato di pace, come tanti cittadini auspicavano. La distruzione di Gaza, dopo il massacro di Hamas, è stata l'ennesima prova del fallimento sia delle Nazioni Unite che dell'Unione Europea, che non ha condannato né lo sterminio di Gaza, né l‘occupazione della Cisgiordania, né l'invasione del Libano e della Siria.
- È dalla democrazia costituzionale, nostro faro nel presente e nostro progetto di futuro, per l'Italia e per l'Unione Europea, che dobbiamo ripartire. Ci sono segni evidenti di disgregazione della struttura istituzionale dell'UE e di una sconsiderata corsa al riarmo con spese colossali che saranno sottratte alla spesa sociale. Occorre invertire la rotta affinché con il bilancio europeo sia possibile creare investimenti che consentiranno una crescita economica sostenibile, accompagnati da una fiscalità equa e da un solido sistema di protezione sociale. Solo un meccanismo di investimenti finanziato dal bilancio EU nei settori strategici (ricerca e sviluppo, industria e servizi) darà la possibilità ai 27 Paesi di uscire dal grave ritardo economico e industriale del nostro sistema, rafforzando l'Unione Europea anche sul piano politico. Ricerca scientifica e cultura sono il motore del futuro per le prossime generazioni.
- Non può esistere un sistema di difesa europeo senza un governo dell'Unione Europea, della sua politica estera, della cooperazione internazionale e di linee guida chiare per il commercio. Senza un governo politico, sicurezza e difesa rischiano di diventare solo un enorme affare economico per le multinazionali delle armi.
- L'Europa di Maastricht e i vincoli di spesa imposti dal patto di stabilità e crescita vanno cambiati e va superata l'Unione fatta di sola moneta e mercato. Ci vuole un'Europa politica e sociale, finalmente indipendente, realmente fondata sulla democrazia solidale, sull'eguaglianza sostanziale e sull'antifascismo.
Ci vuole più Europa, un'altra Europa.
- È su questi presupposti che ci batteremo affinché, anche rivolgendoci al parlamento italiano, gli organismi internazionali, a cominciare dell'Organizzazione delle Nazioni Unite con le sue agenzie internazionali oggi sotto attacco, siano profondamente riformati e rafforzati nel loro ruolo, che è quello di promozione della pace e della sicurezza globale, della cooperazione, della difesa dei diritti umani fondamentali, del sostegno agli aiuti umanitari nelle zone più disagiate o colpite dai conflitti.
- È urgente proporre ed organizzare una nuova conferenza internazionale di pace, una nuova Helsinki, che garantisca la sicurezza di tutti i Paesi europei, dagli Urali all'Atlantico.
- Per la democrazia: lanciamo un appello al Paese, alle donne e agli uomini di buona volontà, perché nel momento del maggior pericolo si resista uniti e ci si metta in cammino per un tempo nuovo di umanità, di dialogo, di pace, di democrazia solidale.
È TEMPO DI RESISTENZA. ADESSO!
Comitato nazionale ANPI, 5 marzo 2025
Chiosa quasi scontata (dato l'asse di ispirazione della testata), ma impegnativa per la leva dell'enorme deposito di rimandi, di valenza storica ed analitica, nei cui confronti costituirebbe grave colpa non corrispondere adeguatamente. Ispireremo tale lavoro, oltre che alla metabolizzazione dei contributi che ci perverranno, all'analisi dettagliata degli accadimenti in atto e alla rivisitazione dei “precedenti”.
Più Trump o trompe?
L'incipit, assistito dal supporto retorico, pretende però completezza. Nel punto in cui il “trompe” esige il complemento, che non può non essere “l'oeil”.
A questo punto è facile capire che nelle nostre intenzioni, pur non essendo esattamente equivalenti, gli inneschi del disassamento di equilibri che avevano retto lunghi contesti temporali sono due. Uno “occasionale”, legato all'irruzione del nuovo inquilino della Whiete House (con tutto il suo portato, non del tutto imprevedibile ma in parte sconcertante, di “valore aggiunto”); l'altro, tutt'altro che imprevedibile essendo a lento innesco, ha una valenza prevalentemente analitica (anche se andrà ben lumeggiato, in vista di un riallineamento dei paradigmi della resilienza).
In qualche misura ci suona la sveglia la riflessione di oggi di Barbara Stefanelli sul Corsera odierno, là dove osserva:
Abbiamo sempre pensato che "il cattivo" delle situazioni, di quelle globali in particolare, avrebbe finito per pagarla in un macrocosmo ordinato nelle Nazioni Unite e punteggiato dalle Corti Internazionali. L'idea che un invasore possa invece sedere a una tavola della pace e dare carte&cartine, spalleggiato e riverito, ci pareva appartenere a uno scenario superato per sempre...Siamo nati e cresciuti nell'ottimismo. Ci siamo plasmati, abbracciati all'albero del progresso.
Rilievo cui fa da pendant quel “Da tempo non abbiamo avvertito quello spettro che si aggirava, nemico dell'eurocentrismo” di Luca Mastrantonio. Che contribuisce a chiudere il cerchio delle riflessioni autocritiche, che non potranno non confluire nella conclusione che per lungo tempo l'Occidente si è distolto dalla precauzionale autoprotezione (specie nelle più recenti epoche in cui i "blocchi" erano sembrati, se non proprio collassare, attenuarsi). Evidentemente si è trattato di un trompe l'oeil. Le cui percezioni andranno prontamente corrette e le cui conseguenze andranno altrettanto prontamente invertite. Mettendo mano, per noi che testimoniamo la cultura politica di sinistra, a quella che appare, nell'ampio contesto di messa in discussione dell'intelaiatura degli equilibri geostrategici, durati una lunga temperie, alla condizione dei principali sconfitti. “La sconfitta delle sinistre che appare pienamente meritata, perché da tempo non hanno più un progetto né un'idea di società. Semplicemente si sono accodate alla persistente new wave della rivendicazione dei diritti non delle classi ma degli individui. Sinistra dovrebbe significare utile al progresso e al bene dell'umanità, tutta”. Tale è il postulato, che condividiamo pienamente di Luca Ferraris (Su 7).
Il che ci induce a postulare presso l'establishment occidentale l'opportunità di decidere il proprio profilo identificativo. Vale a dire se essere o Marte o Venere o Plutone?
Partendo danna netta percezione che, in materia di protezione militare sarà difficile per il futuro pretendere altri pasti caldi gratuiti.
La situazione, verrebbe da dire da due mesi, in realtà da qualche anno, è tale da costringere a mettere a fuoco almeno due elementi fondamentali. Il primo riguarda il cosiddetto out the pocket meaning; nella consapevolezza che questo cambio di passo nella strategia di autodifesa comporterà sia importanti allocazioni di bilancio per una voce non inaspettata (anche se improvvidamente periferizzata nelle visuali della nomenklatura continentale e nazionale) sia una profonda spending review (che, incrementando il capitolo della difesa, sacrificherà inevitabilmente capitoli più consoni al timbro dello "scambio "). Il secondo è quello su cui, a riprova della latente omissività di analisi e di propositi, una colpevole e potenzialmente indeterminatezza in materia di praticabilità, nei nuovi contesti di difesa europea, dei propositi di interoperabilità degli apparati, degli armamenti e degli organici. Su questo secondo ordine di questioni diventa veramente proibitivo prescindere dalle consapevolezze imposte dal mezzo secolo di percorso discendente dalla sospensione della cosiddetta leva obbligatoria. Opzione questa "militata" da un diffuso sentiment universale in chiara discontinuità con la cultura di "appartenenza" comunitaria e, non marginalmente, dalla pretesa di affidare impegnative corvées (come la difesa) ad alleati. Che prima (ai tempi dei "blocchi”) ha accettato per evidente tornaconto e che, adesso, volendo fare il verso ad Antonio alias Nino Manfredi, "se so' stufati".
Nel prossimo editing affronteremo una approfondita rivisitazione “dei precedenti”. Vale a dire delle premesse e degli sviluppi della “pratica” CED. Vale a dire della Comunità Europea di Difesa. Arenata nel 1954 e mai più recuperata alle sollecitudini del ceto politico continentale.
(Immagine di copertina di kjpargeter su Freepik)