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Ferruccio Ghinaglia

Nel centenario dell’assassinio e nel 76° della Liberazione

  06/02/2021

Di Redazione

Ferruccio+Ghinaglia

È nato a Casalbuttano il 27 settembre 1899. Il padre agricoltore, la mamma maestra. Studente a Cremona sedicenne è iscritto ed attivo nel circolo dei giovani del PSI, ne è anche segretario nel 1917, fonda il foglio antimilitarista “Lo studente” e poi il giornale “Il bolscevico” di divulgazione degli orientamenti leninisti. Al finire della guerra è di leva e va al corso allievi ufficiali di Modena, ne viene espulso in quanto pacifista. 

Quindi partecipa al concorso borsa di studio per un posto al Regio collegio Ghislieri di Pavia, la ottiene e si iscrive a quella Università nella Facoltà di Medicina. 

È sempre impegnatissimo nella militanza politica anche a Pavia dove è tra i promotori dei gruppi di Guardie rosse e di Ciclisti rossi (se ne avrà qualche eco anche a Cremona, ne ho visto una tessera nel casellario della questura) contro lo squadrismo. È in prima fila nelle organizzazioni del PSI pavese ed attivo per il grande sciopero bracciantile e nella occupazione di fabbriche che ci furono là nel 1920. 

Aderisce alla corrente comunista e redige il foglio “Vedetta rossa” di orientamento gramsciano. Con la scissione di Livorno è alla testa del PCd'I di Pavia. Per la sua linea ordinovista valutò positivamente gli Arditi del popolo e forme di unità antifascista. 

Poche settimane dopo la nascita del PCd'I, la sera del 21 aprile 1921, tornava a piedi con alcuni compagni da una assemblea, appena passato il ponte coperto verso borgo Ticino una squadraccia fascista in agguato gli sparò e lo uccise all'istante. 

Fu uno dei primissimi martiri assassinati dai fascisti in Italia. 

Lo storico Clemente Ancona gli ha dedicato un saggio sulla “Rivista Storica del Socialismo” nel 1961. 

Al suo nome si intitolò nel 1944 il Raggruppamento delle SAP della nostra provincia, con 4 brigate partigiane garibaldine che combatterono fino alla Liberazione 

Diciamo che da cosa è nata cosa. Nei giorni scorsi la Fondazione Cremona Democratica aveva, nel quadro delle iniziative celebrative della costituzione del PCI (tra cui il bel lavoro editoriale a sei mani Barbieri, Abeni, Azzoni, con cui si documentavano i 70 anni della federazione cremonese), concluso l'agenda con una visita omaggio (di cui abbiamo dato ampio conto) alle tombe dei due fondatori cremonesi (Bernamonti e Pozzoli) e, non solo in forza della contiguità spaziale, del primo caduto comunista e antifascista, Ferruccio Ghinaglia. 

Oltre ad una manifestazione di rinnovato idealismo l'omaggio ai sepolcri è servito a fornire consapevolezza del loro stato fisico. 

Del che da tempo siamo (privatamente) consapevoli, come abituali frequentatori del civico cimitero e di quella porzione in cui, oltre a nostri cari, riposano le spoglie di protagonisti della vita pubblica. Tra cui, appunto, Ghinaglia e a pochi passi Attilio Boldori. Diciamo che da cinque anni si è aggiunta la tappa aggiuntiva dell'omaggio a Mario Coppetti. 

Ebbene quelle che erano nostre percezioni private hanno fornito un assist per conclusioni feconde per i partecipanti all'evento celebrativo di qualche giorno fa. 

Si tratta di una petizione rivolta dal presidente dell'ANPI e dal Presidente della Fondazione Cremona democratica al Sindaco di Cremona, affinché, nell'approssimarsi del centenario della morte di Ferruccio Ghinaglia (il 21 aprile prossimo), si provveda ad un intervento manutentivo sul monumento (che versa effettivamente in condizioni un po' così). 

La nostra testa appoggia ed apprezza, congiuntamente all'Associazione Emilio Zanoni, il senso dell'iniziativa. Che divulgherà e sosterrà concretamente. 

Corre solo l'opportunità di far presente che il 21 aprile non è troppo lontano e che sarebbe illusorio confidare in una concreta risposta a stretto giro di posta. D'altro lato, della sollecitudine del governo comunale nei confronti del decoro dei sepolcri delle glorie civili di Cremona è lecito nutrire un bel po' di scetticismo. 

Si conserva in piena dignità solo la tomba-monumento di Attilio Boldori; solo perché vi provvedono gli eredi. 

Per il resto bastano i nostri sguardi malinconici ogniqualvolta rendiamo omaggio, ad esempio, al cippo della famiglia Bissolati. 

Sia quel che sia ne abbiamo dato notizia, pienamente consapevoli del valore dell'iniziativa. 

Quest'anno sarà il 76° della Liberazione. Ma, come abbiamo anticipato, sarà anche il centenario del sacrificio di Ghinaglia e di Boldori. Una circostanza questa che consiglierebbe di griffare il 76° nel nome dei due pro martiri dell'antifascismo cremonese. 

È una sommessa proposta che avanziamo, in spirito di testimonianza unitaria dei valori della Resistenza (endemicamente, come abbiamo scritto ieri, tenuti sotto schiaffo dai negazionismi) alla Città e alle associazioni Partigiane.

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L’omaggio alla tomba di Attilio Boldori di alcuni anni fa

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