L'excursus della “pratica” (appunti e spunti dal passato)
Leggo a distanza (telematica oltre che vacanziera) l'interessante e (per le prospettive che la notizia almeno teoricamente potrebbe sottendere) fecondo articolo con cui Simone Bacchetta da Cremona Oggi annuncia lo smantellamento fisico dello stabilimento Tamoil di Via Eridano. Uno smantellamento fisico, ma, soprattutto, simbolico. Che offre un assist per affrontare, come desideravo da tempo, un approfondimento più ampio. Su ciò che l'insediamento di trasformazione degli idrocarburi ha rappresentato nello scenario socio-economico locale e nelle influenze politiche e su ciò che la sua soppressione fisica potrebbe comportare in termini di riconversione almeno del suo sito. Dopo la cessazione dell'attività produttiva e dopo la non edificante pagina, tuttora e probabilmente ancora per molto tempo, dell'accertamento dei profili penali, la notizia integra un cambio di passo, una sorta di caduta degli dei, inimmaginabile ai tempi in cui l'azienda esercitava un appeal incontenibile. Nei confronti di una città che, pur non lesinando testimonianze ambientalistiche (per lo più élitarie, quando non velleitarie), trovava comodo il flusso dei centinaia di stipendi diretti ed indotti. Nei confronti di un ceto politico-istituzionale, che, dai tempi delle giunte centriste, allevò e coccolò la prospettiva di avere a ridosso del Po una serie B di attività petrolifera (che nel piacentino era stata più prodiga). Diciamo che non si badò molto alla contaminazione ambientale ed alla tutela della salute dei cittadini. Si sarebbe continuato così all'infinito, se non si fosse materializzata la crisi planetaria dell'industria di trasformazione. Chi tra gli anni 50 ed 80 avesse sollevato obiezioni, sarebbe stato iscritto d'ufficio nell'elenco dei sabotatori del benessere della città e dei nemici del sindacato. Ho ancora vivo ricordo delle sedute del Consiglio Comunale (1987) in cui fu discusso e deliberato il parere richiesto dal Ministero dell'Industria per il rinnovo dell'autorizzazione a produrre. Non ne avevo postulata la revoca. Bensì, avevo avanzato ipotesi minimali di contenimento e di verifica della sostenibilità ambientale. Ero segretario Provinciale del PSI (responsabilità da cui fui sollevato qualche mese dopo) e capogruppo. Circostanza questa che non mi sottrasse all'intervento autoritario del Sindaco dell'epoca e della maggioranza del gruppo consiliare. Che mi imposero di votare senza troppi distinguo ed arzigogoli l'ordine del giorno, proposto secondo canoni bulgari dalla maggioranza. Contemporaneamente, in fabbrica prendeva corpo una campagna aggressiva e criminalizzante nei miei confronti, a cura del sindacato interno. A dimostrazione del rapporto consociativo, cominciava alla fine degli anni 80 ed a metà dei 90 un fitto calendario di “visite istituzionali in Libia”. Le cui finalità erano, dal lato del vertice comunale, di accreditarsi presso l'establishment libico e, dal lato di quest'ultimo, di rafforzare ulteriormente l'influenza del management della società petrolifera su Cremona e ad un tempo di produrre una sortita dall'embargo decretato a carico della “quarta sponda mediterranea” per la partecipazione al terrorismo in atto contro l'Occidente.
Si può escludere, a posteriori – vale a dire alla chiusura, che l'incidenza degli alti livelli di tumori (attribuiti, in base alla moda della criminalizzazione, al termo combustore) non abbia qualcosa a che vedere con il petrolchimico cremonese?
Si accettava l'alea che insieme alle centinaia di buste paga ogni fine mese ed a un promettente indotto a beneficio di molti ci potesse essere qualche remoto (anche se imprecisato me intuibile) inconveniente. E' pur vero che tale vaghezza di probabilità di danni e complicazioni era assolutamente accettata da un contesto che aveva fretta di ricostruire, di ripartire, di dare lavoro, sicurezza e prosperità. Come era pur vero che si era in presenza di legislazioni di protezione della salute e dell'ambiente meno che rudimentali. Niente, assolutamente niente in termini di legislazione sulle emissioni atmosferiche, sulla effusione atmosferica, sullo scarico delle acque superficiali, sulla penetrazione nella falda. Gli strumenti urbanistici ed edilizi non erano permeati, da tale punto di vista, della sensibilità civile e della cultura giuridica che, sia pure non proprio pacificamente, sarebbe venuta. Ma anche in aggiunta a questo fragile contesto ordinamentale c'era, diciamolo pure, l'impulso, se non proprio a lasciar fare, a non “intralciare”.
Da parte di un ceto politico-amministrativo che, di fronte alle emergenze sociali ed economiche, era portato a non lasciarsi scappare l'occasione imperdibile per l'occupazione.
D'altro lato, mancavano, oltre al quadro legislativo e regolamentare, gli strumenti di cui avvalersi per valutare la congruità degli insediamenti alle garanzie per l'ambiente e per la salute dei lavoratori impiegati direttamente e della popolazione in generale. Tanto per dire, il Comune, il cui vertice era primo responsabile sanitario, disponeva esclusivamente dell'Ufficio Igiene, le cui competenze evocavano più che altro reminiscenze tardo ottocentesche. Esisteva il Laboratorio Provinciale di Igiene e Profilassi; le cui competenze, per quanto per alcuni aspetti afferenti all'igiene delle acque, erano escluse da tutto quanto potesse riguardare quelle in superficie e non avevano assolutamente parte nelle emissioni atmosferiche. Cionondimeno, le consapevolezze di questi ritardi ordinamentali misero gli amministratori provinciali (Pigoli, De Andreis, Parlato) nella consapevolezza e nella determinazione a provvedere comunque. In ciò si distinsero gli assessori alla Sanità (una competenza diciamo un po' generica e ispirata a buona volontà) ad anticipare i tempi che sarebbero venuti (le varie leggi di impronta ecologica, gli strumenti regionali, il Presidio di Igiene e Prevenzione, ARPA) e a contrastare nei fatti comportamenti manifestamente dannosi. D'altro lato, andrebbe considerato che il cosiddetto medico di fabbrica della Tamoil (prima Amoco) fu per molti lustri amministratore provinciale.
Facile adesso, a tutele funzionanti a favore dei lavoratori e ad accertamenti penali avviati e ben approdati, accodarsi a sviluppi imprevedibili per tanti decenni. Però, facile anche, avendo di mezzo una scansione temporale a tripla decade, mirare, da parte dei responsabili morali, all'effetto evanescente dell'oblio, da parte dei più, e del disinteresse a ricordare e riflettere.
Chiede il bravo giornalista di Cremona Oggi e dell'emittente televisiva Cremona 1 quale possa essere il destino dei 750.000 mq di suolo sottratti colpevolmente alla Città, alle sue aspettative di rispetto ambientale, alle sue prospettive di sviluppo dell'asse del Po a ridosso della sua capitale.
Agli inizi dello scorso decennio, Tamoil annuncia repentinamente la chiusura della produzione e la trasformazione in deposito. Centinaia di lavoratori vengono sottoposti a procedura di licenziamento. Centinaia di famiglie verrebbero private della fonte di reddito. Una bomba sociale in una città piccola come Cremona.
Gli appunti (forse confluiti in qualche ospitale testata) di cui sopra discendevano dalle riflessioni occasionate dal titolo che abbiamo appena sopra ripreso.
Così come riprendiamo subito (allo scopo di funzionalizzare il richiamo del passato alle vicende correnti, lo speech del Presidente Pizzetti, rilasciato a tutte le testate locali e da noi postato per intero.
Per intero, per ragioni sia di coerenza con la nostra “barra” editoriale incline all'etica del pensiero critico, sia di facilitazione della reciproca comprensione. Dice, non senza ragione, Pizzetti:
Era impossibile trattare con Tamoil per salvaguardare i lavoratori e, nello stesso istante, portarla in Tribunale sul risarcimento del danno ambientale. Il conflitto tra i medesimi soggetti agenti (Tamoil, Comune, Ministero e, a latere, Sindacati) avrebbe impedito la salvaguardia dei lavoratori e non garantito il risanamento ambientale. Bingo! Non mi pare difficile da comprendere.
Sul parziale risarcimento Gino Ruggeri ha fatto il giusto. Molto di giusto e senza pari gloria, anzi proprio senza gloria, ha fatto chi ha impedito i licenziamenti e messo in sicurezza operativa le Canottieri. Con un valore, per inciso, di gran lunga superiore. Il Comune non poteva in quel momento, ma finita la vicenda sociale s'è dedicato per intero a quella ambientale. Sostituendosi a Ruggeri e poi affiancando il Ministero dell'Ambiente, in seguito costituitosi avverso Tamoil. Dunque perché vituperare la verità che altro non è che la fotocopia della realtà? Ancora frottole anche basta.
Ok, compagno e amico e soprattutto Presidente, consenti, però, una domanda: usque tandem Cremona pagherà quello scambio?
Forum dei lettori
Troviamo sconcertanti e fuorvianti le dichiarazioni del presidente del consiglio comunale, Luciano Pizzetti, quando afferma che la “minoranza della minoranza consiliare” (espressione tipica di chi si sente superiore) ha cambiato idea.
Cambiato idea proprio no, visto che proporre di bonificare un'area disastrata è coerente con i contenuti della delibera consiliare n. 21 del 10 aprile 2019, il cui dispositivo letteralmente prevede la realizzazione di interventi in ambito ambientale.
Inoltre ricordiamo al Presidente che il famoso ufficio di presidenza si è svolto il 28 ottobre e non il 17 dicembre e che l'argomento è stato trattato a sorpresa, non essendo il tema contenuto nell'ordine del giorno.
Va da sé che i consiglieri, eletti da poco e non in possesso della delibera del 2019, abbiano avuto le reazioni riportate dal nostro presidente. Scopriamo adesso che quello che ci era sembrato un puro scambio di opinioni era invece e nella sostanza un'espressione di parere, un mandato alla Giunta di modificare la suddetta delibera consiliare del 2019.
Ma quello non era un ufficio di presidenza con funzioni di commissione!
Pizzetti è abile nel girare le frittate, ma ciò che noi, “minoranza della minoranza”, mettiamo in discussione non è il percorso da lui delineato per individuare i progetti da realizzare, ma le proposte che egli stesso ha presentato alla stampa, tra l'altro ancor prima che il percorso da lui suggerito sia giunto a conclusione.
Infatti dal 28 ottobre 2024 cala il silenzio fino a quando agli inizi di questo mese non appaiono le dichiarazioni con le quali Pizzetti suggerisce come utilizzare le risorse provenienti dal processo Tamoil, scatenando le immediate reazioni dei partiti di opposizione, delle associazioni ambientaliste e dei cittadini.
Ed ecco che, dopo questo turbinio di annunci e prese di posizione, il 14 marzo i consiglieri comunali ricevono la nota con la quale viene convocato l'ufficio di presidenza, con funzione di commissione, quindi aperto al pubblico, per il 26 marzo, con all'ordine del giorno la delibera predisposta dalla Giunta, che poi andrà votata nel consiglio comunale del 31, di modifica della precedente delibera n.21 del 10 aprile 2019, quella che vincolava i 2,4 milioni di euro ad interventi di carattere ambientale, da individuarsi da parte di una Commissione di valutazione, nominata da sindaco. La delibera non dice tecnica e neppure da indirizzi su come deve essere composta, diversamente da quanto sostenuto da Pizzetti.
Sembra che anche la nuova delibera mantenga lo stesso vincolo, l'unico problema è stabilire davvero in maniera condivisa come impegnare tali risorse per far sì che la nostra disastrata città ed il suo territorio possano ricevere un qualche minimo beneficio. E non crediamo lo possano avere migliorando il decoro e l'illuminazione di Piazza Roma!
Invitiamo quindi chiunque sia interessato ad essere presente il 26 marzo, alle ore 18, in sala gruppi consiliari del nostro palazzo comunale.
Paola Tacchini, Coalizione Movimento 5 Stelle & Cremona Cambia Musica
Ottimo lavoro il tuo sull'informativa Dossier Tamoil pubblicata su Eco del popolo. Rendere consapevoli i cittadini dei loro diritti alla salute ed all' ambiente salubre è un dovere civico. La lunga esposizione dei fatti mette in evidenza quanto sia stato complesso e lungo negli anni l'iter che ha portato Tamoil al risarcimento dei danni per disastro ambientale. Ora è sacrosanto lottare per ottenere che l'ingente somma di denaro ottenuta sia spesa per risanare il territorio e non incanalata, come spesso avviene, in spese di ordinaria amministrazione. Bravo, come sempre, a ricordare la verità dei fatti e riportare testimonianze di diversa appartenenza politica così dimostrando che non sei di parte, pur conservando le tue ideologie.
C.L.,6 marzo 2025
Conferenza stampa dei Gruppo consilieri di opposizione
Petizione popolare
Petizione popolare per il vincolo delle risorse destinate i proventi della vertenza Tamoil
Ai sensi dell'art. 22 dello Statuto del Comune di Cremona.
Premesso che:
- Con sentenza n. 1117/2018 la Corte di Cassazione ha confermato la provvisionale di euro 1.000.000,00 liquidata a favore dell'Amministrazione Comunale, sin dal primo grado di giudizio esercitato mediante azione popolare esercitata dal Sig Gino Ruggeri in base all'ex art. 9 del T.u.e.l e successivamente confermata in sede di appello.
- Il Comune di Cremona, con deliberazione di Giunta Comunale n. 261/88425 del 28 novembre 2018, ha deciso di promuovere azione giurisdizionale in sede civile nei confronti dei soggetti responsabili degli atti di inquinamento ambientale da ricondursi alla società Tamoil Raffinazione, finalizzata alla definitiva liquidazione dei danni non ambientali provvisoriamente riconosciuti dal giudice penale.
- Il Consiglio Comunale, con deliberazione n. 15 del 19 marzo 2019, ha deliberato il conferimento del riconoscimento civico “Medaglia d'oro Città di Cremona” al Sig. Gino Ruggeri per aver intrapreso l'azione popolare a difesa della comunità cremonese e per la salvaguardia dei diritti della collettività e il rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini nel processo a carico dei dirigenti della Raffineria Tamoil.
- La Giunta Comunale, nella seduta del 20 febbraio 2019, ha disposto di determinare il vincolo di destinazione su risorse provenienti dalla provvisionale risarcitoria in esito del processo Tamoil Raffinazione nonché dal giudizio civile, finalizzato ad interventi in campo ambientale stabilendo anche di ottimizzare la destinazione a favore di tutta la collettività dei fondi in questione mediante l'istituzione di una apposita Commissione di valutazione che avrà il compito di valutare le proposte e gli interventi progettuali in ambito ambientale.
- In data 14 dicembre 2023, su proposta del giudice Daniele Moro, in sede civile veniva definito l'accordo che attribuiva al Comune di Cremona la somma di 1,4 milioni di euro a titolo di risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali, portando a un totale di 2,4 milioni di euro le somme accantonate.
Appreso dagli organi di informazione che:
L'Amministrazione del Comune di Cremona proporrà al Consiglio Comunale di disporre delle risorse derivanti dai risarcimenti ottenuti a seguito dei processi, penale e civile, promossi nei confronti dei
dirigenti della Società Tamoil Raffinazione, per la realizzazione di interventi di decoro urbano nelle zone del centro e la riqualificazione del verde urbano.
I CITTADINI firmatari della presente petizione CHIEDONO al Sindaco e al Consiglio Comunale di Cremona di:
Confermare il vincolo di destinazione della somma di 2,4 milioni di euro introitati dal Comune di Cremona tenendo conto dell'alto valore simbolico, civico e politico che il risarcimento Tamoil rappresenta, destinando tali risorse alla realizzazione di progetti ambiziosi ed innovativi in ambito ambientale, capaci di qualificare in modo significativo e permanente la nostra città e le aree interessate da fonti di inquinamento evitando che vengano disperse in interventi di mera manutenzione e riqualificazione dell'esistente.
Impegnarsi attivamente affinché non vengano interrotte le attività di monitoraggio su suolo, sottosuolo e acque, al fine di accertare le concentrazioni di idrocarburi e altri inquinanti e il relativo
grado di rischio per la salute umana e l'ambiente.
Condividere nella massima trasparenza con la cittadinanza e con tutti i portatori di interesse ogni successivo passaggio e progetto che comporti l'impiego delle risorse vincolate mediante il ricorso a
strumenti partecipativi.
N. COGNOME NOME
LUOGO E DATA DI NASCITA
RESIDENZA
FIRMA
Memo
Memo