Il popolo delle "code" bibliche e dei diritti negati chiede sanità.
I “poteri” rispondono: dategli brioches
La parola ai lettori e ai rappresentanti istituzionali
Enrico Gnocchi per il "movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona"
a) Pronti a ricorrere alla Corte dei Conti
Oltre il silenzio della direzione generale dell'Asst di Cremona, che da molti mesi non risponde ai nostri appelli e alle nostre legittime richieste, dagli ultimi mesi del 2024 ad oggi abbiamo incontrato personalmente o contattato per e-mail tutte le istituzioni coinvolte nel progetto del nuovo ospedale: l'Asst stessa, i sindaci della provincia, le associazioni sanitarie, i referenti dei
quartieri di Cremona, i rappresentanti dei partiti politici, i consiglieri comunali e il sindaco di Cremona per informarli della nostra contrarietà al progetto targato Cucinella. Non ci siamo fermati al dissenso, che potrebbe essere ritenuto soggettivo, ma abbiamo proposto un progetto alternativo di riqualificazione sul quale intendiamo dibattere per provare che e altrettanto valido e consente un enorme risparmio di denaro pubblico. L'ultima carica istituzionale che abbiamo incontrato e stato il presidente della Provincia Roberto Mariani. Allora ci permetta tramite il suo giornale di ringraziarlo per averci ricevuto e concesso due ore del suo tempo per ascoltare le nostre proposte.
Gli abbiamo ripetuto le nostre ragioni e gli abbiamo consegnato la lettera e il documento cartaceo con la proposta di riqualificazione, sostenuta dalla convinzione che chi ha deciso di realizzare il nuovo ospedale non abbia valutato in modo oggettivo l'opzione di una riqualificazione... Al presidente ribadiamo che il nostro piano ha costi decisamente inferiori e che se i responsabili della decisone di costruire un nuovo ospedale sono sicuri che non ci siano alternative, non sarà per loro impossibile confermare attraverso uno studio di professionisti non scelti dall'Asst che il nostro progetto non rispetta gli obiettivi tecnico-funzionali previsti... In merito al fatto che la nostra proposta non avrebbe alcun valore in quanto non firmata da un professionista, vorremmo sottolineare che quanto lei ha detto in merito rappresenta una pietra tombale sulla partecipazione attiva dei cittadini. Il progetto che abbiamo presentato e una soluzione tra le molte possibili e intendiamo ricorrere alla Corte dei Conti nel caso non venga aperto un dialogo costruttivo tra il movimento e la dirigenza dell'Asst. A sostegno della nostra ipotesi abbiamo il consenso rappresentato dalle 6.000 firme raccolte e la ringraziamo se vorrà portare le nostre ragioni al tavolo di discussione previsto per fine marzo inizio aprile, per noi in ogni caso un appuntamento troppo lontano.
Noi ci battiamo ora: per evitare la posa della prima pietra del nuovo ospedale.
b) Nuovo ospedale: scommettiamo che i soldi non bastano? Arriva la gallina dalle uova d'oro (per i privati)
I 250 milioni € stanziati da Stato e regione SARANNO SUFFICIENTI per avviare e poi ultimare il megaprogetto dell'opera faraonica progettata dall'archistar Cucinella che comprende il NUOVO OSPEDALE il PARCO DELLA SALUTE, tutti gli altri EDIFICI previsti ed i PARCHEGGI?
NO assolutamente NO!
Non ci crede più nessuno che con questa cifra si riesca a fare tutto quanto previsto per questa OTTAVA MERAVIGLIA!
Si procederà con la ricerca di FINANZIATORI PRIVATI attraverso il cosiddetto PARTENARIATO PUBBLICO/PRIVATO (PPP) detto anche PROJECT FINANCING?
SI molto probabilmente SI!
Così è successo in altre decine di casi in ITALIA non ultimo il futuro NUOVO OSPEDALE di PIACENZA.
Come evidenziato dalla Corte dei CONTI Questo sistema PUBBLICO/PRIVATO si è rivelato un bagno di sangue economico per le ASST che per contratto devono pagare ai FINANZIATORI PRIVATI canoni per 20/30 anni per la gestione dei servizi e consentire ai finanziatori di rientrare da quanto speso per costruire ciò che coi soldi pubblici NON SI È RIUSCITI A COSTRUIRE! Al contrario per i soggetti privati il PPP è una vera GALLINA DALLE UOVA D'ORO!!
Un esempio eclatante?
il NUOVO OSPEDALE S.ANNA a FERRARA ove il canone annuale ha continuato a salire sino ad aumenti del +160%) passando dai 23 milioni del 2013 ad oltre 61 milioni del 2024! Un contratto capestro che sta divorando la sanità ferrarese! Altri ospedali nel VENETO hanno dovuto aprire contenziosi per cercare di fermare (senza successo) questi aumenti. L'Italia è piena di casi simili! Basta consultare internet e vi uscirà una lista molto lunga!
Un vero spreco di risorse che vengono “rubate” ad una sanità pubblica ormai moribonda. E chi pagherà per questi sprechi? SEMPRE I CITTADINI!
Succederà cosi anche a Cremona? MOLTO PROBABILMENTE SI!
Già alcuni servizi tra i quali il CUP sono stati privatizzati e presentano vari problemi.
In attesa dei dati sui costi IL MOVIMENTO sta ancora aspettando quelli (più volte richiesti) relativi allo studio che ha scartato l'ipotesi di RISTRUTTURARE l'attuale ospedale! Quello nel quale si stanno spendendo MILIONI DI € per lavori di ADEGUAMENTO e che poi verrà ABBATTUTO!
Tombola!
CITTADINI SVEGLIATEVI!
Hanno già messo una mano nelle vostre tasche!
Tra poco le mani potrebbero essere due, tre, quattro … e allora sarà troppo tardi! Quando tutto sarà in mano ai privati saremo privati di tutto!
c) Volendo confrontare
Apprendiamo che i lavori di riqualificazione della scuola elementare Boschetto sono terminati. Da una dichiarazione nell'inverno 2023 dell'ex sindaco Galimberti e dal suo vice, ora sindaco Virgilio, gli alunni avrebbero dovuto rientrare a scuola nel settembre 2024.
Le correzioni, con il pennarello, sul cartello esposto davanti alla scuola, con i dati dei finanziamenti del Pnnr e dei progettisti, sono state molte. L'ultima “fine lavori 11 novembre 2024”. Ora sappiamo che la riapertura sarà dopo la Pasqua, 28 aprile? I lavori sono stati fatti in modo saltuario e i tempi si sono dilatati.
Nel 2013 un gruppo di genitori raccolse qualche centinaio di firme per suggerire al Direttore Sig. Poli di spostare l'ingresso della scuola dalla via Boschetto ad un ingresso tranquillo sul retro dell'edificio dotato di un piazzale per le macchine dei genitori/nonni con figli al seguito. Un traffico pericoloso anche di camion avrebbe prima o poi causato seri incidenti.
Fu fatta la variazione dell'ingresso, ma gli stessi non vennero ascoltati quando fu avanzata una proposta organica per un raddoppio degli spazi mensa e un completamento degli spazi della scuola con una biblioteca/laboratorio e un'aula per la didattica di gruppo. Ci rivolgemmo ad uno studio di architetti che gratuitamente elaborarono una proposta di un progetto che avrebbe permesso, se fosse stato allora attuato, una riqualificazione funzionale ben superiore all'attuale. In estrema sintesi: all'attuale pianta della scuola ad L sarebbe stato aggiunto un volume a due piani con una tecnica di costruzione con prefabbricati in legno secondo la scuola CasaClima che permette un'alta efficienza energetica e grazie alla modularità delle parti strutturali di dimezzare i tempi di costruzione e ridurre i costi ( nel 2013 per il volume in oggetto la stima era di 100mila euro) Alleghiamo parte dell'elaborato studio ringraziando ancor oggi gli architetti Filippo Antozzi, Daniele Cipeletti e Andrea Treu.
A mio avviso oggi si è persa una grande occasione per riqualificare una scuola costruita nel 1926 limitandosi alla parte antisismica, di cui non si conosce l'entità e la qualità dell'intervento, non prevedendo anche un ampliamento nei termini sopradescritti, ma soprattutto una ristrutturazione e un riutilizzo dell'ex appartamento di circa 100 mq del custode al secondo piano. Errore nel chiedere un adeguato finanziamento con il Pnrr? o un errore nel progetto di fattibilità che ha costretto a “eliminare” parti che sembrava ovvio avrebbero dovuto essere recuperate alla didattica? Penso che sia più probabile la seconda ipotesi, che ritroviamo esattamente anche per la pista ciclabile della via Boschetto. Questa pista, era stato dichiarato sempre dai due “primi cittadini” poco sopra citati, avrebbe dovuto arrivare fino alla scuola del Boschetto. Si è fermata 400 m prima … per il 25% non è stata costruita la pista ciclabile, ma è stato dipinto sull'asfalto una riga gialla! È un caso che anche per la scuola Boschetto sia stato fatto un così pacchiano errore?
Da quanto dichiarato da Giovanni Donadio, direttore della programmazione comunale, a proposito del mancato utilizzo dei 100 mq del secondo piano della scuola (e che dire dell'enorme scantinato dimenticato da dio?) non si poteva fare la scala di emergenza per quest'area dell'ex custode “si tratta di un intervento impattante” (?), ma poi contraddicendosi dice “non compreso in questa trance di lavori”, possiamo sperare che arrivi una seconda trance per completare l'opera. Forse nel 2126… nel Pnrr del prossimo secolo?
Per chi pazientemente segue l'impegno del nostro movimento su un versante 1000 volte più problematico (per difficoltà e soldi in campo) della mancata riqualificazione complessiva della scuola Boschetto, li invitiamo a fare un parallelismo e le stesse considerazioni per l'attuale Ospedale di Cremona:
- Stanziati 24 milioni per ristrutturazioni “urgenti” e fuori da ogni tipo di logica progettuale complessiva (una “pezza” qua e là per “buchi” innegabili)
- Un inesistente progetto di riqualificazione con costi e tempi per completarlo
- Una fretta di risolvere il problema demolendo tutto ciò che esiste e che è stato da pochi giorni in parte ristrutturato. Per fortuna la scuola del Boschetto è stata salvata dalla Sovrintendenza ai Beni Artistici e Culturali (l'ex Sindaco Galimberti in un incontro con il nostro movimento ebbe a dire, stremato dalla fatica di dover seguire la riqualificazione di diverse scuole a Cremona, “e meglio demolirle tutte e costruirle di nuovo”.
- Anche per il nuovo ospedale ricorre da mesi tra politici e amministratori una “sindrome distruttiva”, che non è una malattia rara!
- È ignorata una proposta di progetto di riqualificazione dell'attuale Ospedale fatta dal nostro movimento, ove gli stessi obiettivi funzionali previsti dal progetto targato Cucinella sono rispettati, e sono rispettati, anzi con un avanzo di 42 milioni, la quota di 250 milioni stanziati per l'edilizia sanitaria a Cremona.
- Per la scuola Boschetto sono garantiti ancora 100 anni di vita.
Per il nostro Ospedale sta prevalendo la furia distruttiva di chi, invece di dedicarsi ad un lavoro per il quale è pagato, si affida alla dinamite e ad un progetto gigantesco nelle sue strutture, che farà debiti su debiti. Pagato da subito o quasi il “primo stralcio” dei lavori, grazie allo Stato che ha stanziato 250 milioni, saranno poi necessari altri 300 milioni per completare l'opera con tutti i corollari al monoblocco ospedaliero. I privati saranno chiamati a finanziare i soldi mancanti, ma imporranno all'Asst di gestire le parti più redditizie dell'”astronave” (parcheggi, albergo, energia, mensa, lavanderia ecc.). Per molti anni, ogni anno, riscuoteranno decine di milioni per gli interessi del capitale investito, Denaro sottratto alla sanità. Ai cremonesi saranno di gran lunga insufficienti i pochi finanziamenti regionali rimasti per la nostra provincia …e la sanità territoriale si limiterà a targhe affisse a edifici vuoti di personale e di apparecchiature.
d) Il reparto degli Infettivi
In Lombardia il reparto degli Infettivi presente in 20 ospedali è prevalentemente isolato dagli altri reparti ed è collocato in palazzine dedicate. Pensare di isolare i contagiati, o evitare le infezioni intra-ospedaliere, costruendo nel corpo centrale del nuovo ospedale di Cremona camere perfettamente incontaminate, porterà ad un costo iniziale non certo compreso nei 250 milioni di budget e nel tempo ad una gestione sempre più costosa con garanzie di immunità per i pazienti sempre meno certa.
Ci permetta di informare tramite il suo giornale i cittadini cremonesi di una seconda criticità e un arretramento della sanità pubblica cremonese se dovesse essere costruito un nuovo ospedale e quindi demolito il padiglione n. 7 degli Infettivi. Della prima criticità abbiamo scritto ipotizzando la demolizione del padiglione 8-9, contenitore che potrebbe ospitare l'Università di Medicina.
Le indicazioni date nel bando di gara internazionale che ha sancito nel 2023 la vittoria del progetto dell'architetto Mario Cucinella prevedevano, nella prima versione del 30 novembre 2023, la costruzione nel nuovo ospedale di 464 camere singole, di cui 80% (n. 371 stanze) dovrebbero ospitare un secondo posto letto e nel 20% (n. 93 stanze ) dovrebbero essere predisposte per le stanze di terapia intensiva per far fronte ad eventuali epidemie dove diventa cruciale disporre di spazi realmente isolati per prevenire la trasmissione di infezioni intraospedaliere.
Un importante studio pubblicato nel febbraio 2022 su National Institutes of Health (PMC8892289) ha analizzato la sopravvivenza dei patogeni nosocomiali (cioè trasmissibili in ambiente ospedaliero) su superfici inanimate. I risultati sono sorprendenti e pongono nuove sfide per la prevenzione delle infezioni.
Quanto vivono i microbi sulle superfici? Alcuni microrganismi possono resistere per giorni, mesi o addirittura anni su letti, tavolini, maniglie o attrezzature mediche, diventando una minaccia invisibile per pazienti e operatori sanitari.
Patogeni: durata su superfici, patologia principale associata
Klebsiella pneumoniae fino a 600 giorni polmonite grave, setticemia
Staphylococcus aureus fino a 318 giorni infezioni della pelle, endocardite Clostridioides difficile fino a 140 giorni colite pseudomembranosa
Acinetobacter spp. fino a 90 giorni polmonite da ventilatore, sepsi Escherichia coli fino a 56 giorni infezioni urinarie e gastrointestinali Candida auris fino a 14 giorni Candidemia (infezione del sangue) SARS-CoV-2 Fino a 2 giorni COVID-19
I pazienti ricoverati in stanze precedentemente occupate da soggetti infetti sono a rischio più elevato. Molti di questi agenti sono resistenti agli antibiotici, rendendo le infezioni più difficili da trattare. L'igiene ambientale, spesso trascurata, diventa quindi un pilastro fondamentale della sicurezza ospedaliera.
Per ridurre il rischio di contaminazioni che cosa è indispensabile fare?
- Pulizie e disinfezioni mirate e frequenti
- Utilizzo di tecnologie avanzate, come luce UV-C e vaporizzatori di perossido d'idrogeno · Formazione costante del personale sanitario
- Creazione di ambienti ospedalieri più sicuri, anche attraverso stanze protette o isolate
La palazzina infettivi dell'ospedale di Cremona è stata realizzata negli anni '90, nell'ambito di un piano di riorganizzazione dei reparti ospedalieri. Dal 2023 è stata riqualificata in parte anche per l'ospedale di comunità e la Medicina Legale.
Secondo le informazioni storiche fornite dall'ASST Cremona, la struttura è stata concepita per garantire: isolamento fisico dal corpo centrale dell'ospedale, accessi indipendenti per pazienti e personale, requisiti strutturali per malattie infettive e trasmissibili.
La palazzina degli infettivi è risultata particolarmente efficace durante l'emergenza covid-19 (2020–2021), diventando un riferimento regionale per la gestione dei pazienti infetti.
In Lombardia, secondo un documento pubblicato dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), sono presenti 20 reparti di malattie infettive distribuiti in vari ospedali della regione.
I reparti degli infettivi inclusi nel corpo dell'ospedale sono 6.
I reparti degli infettivi isolati in una palazzina separata dal corpo dell'ospedale sono 14.
Lo studio scientifico sulla sopravvivenza dei patogeni rende evidente quanto sia cruciale disporre di spazi realmente isolati per prevenire la trasmissione di infezioni. Se confrontiamo due scenari molto concreti e che potrebbero essere un elemento di scelta tra il riqualificare l'attuale ospedale o costruirne uno nuovo:
- La palazzina infettivi esistente nell'Ospedale di Cremona
- Struttura fisicamente separata dal corpo centrale dell'ospedale
- Accessi indipendenti per pazienti, personale e fornitori
- Contesto isolato che riduce naturalmente il rischio di contaminazioni crociate · Adatta alla gestione di focolai epidemici, pazienti immunodepressi e lungodegenti · Possibilità di ottimizzare i costi condividendo tecnologie tra camere vicine · Prova concreta di efficacia durante le ondate covid e precedenti emergenze
- Il nuovo ospedale: stanze protette all'interno del blocco principale
- Progetto dichiarato con “percorsi separati”, ma soggetto a future modifiche operative · Rischio reale che nella pratica questi percorsi non vengano rispettati nel lungo periodo · Le stanze protette, pur tecnologicamente avanzate, dipendono dalla qualità organizzativa generale
- Potenziale maggiore esposizione ai flussi ospedalieri (visitatori, pronto soccorso, reparti misti)
Sebbene non esista un dato assoluto univoco (perché le infezioni nosocomiali sono multifattoriali), diverse fonti scientifiche e rapporti istituzionali (tra cui OMS, ISS, ECDC, Agenas) permettono una stima approssimativa ma indicativa della responsabilità attribuibile ai diversi fattori coinvolti nelle ICA (Infezioni Correlate all'Assistenza).
Nelle cause delle Infezioni Correlate all'assistenza al primo posto NON ci sono le condizioni strutturali dell'edificio ove sono inseriti i posti letto dei pazienti infetti o a rischio di infezione.
Ripartizione approssimativa delle cause delle Infezioni Correlate all'assistenza
Fattore Responsabilità
- Operatori sanitari 40–50%. Errori o omissioni nei protocolli di igiene (ad esempio igiene delle mani, gestione dispositivi invasivi).
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Superfici / aria 20–30%. Spazi non sanificati correttamente.
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Ambiente contaminato contaminazione crociata da ambienti comuni..
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Dispositivi medici 10–20%. Cateteri, ventilatori, accessi venosi, ecc.se non gestiti con rigore.
-
Procedure invasive.
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Paziente 10–15%. Età avanzata, immunodepressione, comorbidità.
Condizioni cliniche
- Ospedaliera / logistica 5–10%. Sovraffollamento, turni stressanti, scarsa organizzazione.
Organizzazione
- Formazione o coordinamento.
Fonte integrata da linee guida OMS, ISS e studi peer-reviewed (es. WHO “Clean Care is Safer Care” initiative)
Dal punto di vista sanitario e anche economico, la soluzione migliore resta la palazzina dedicata. Permette un controllo ambientale più efficace, consente economie di scala tecnologiche e offre un livello di flessibilità strutturale che le stanze protette interne – per quanto avanzate – faticano a garantire nella complessità ospedaliera quotidiana.
e) Conferenza dei Sindaci
A margine (è proprio il caso di esprimermi così) della cosiddetta Conferenza dei Sindaci La Provincia ha pubblicato un primo articolo. A noi del movimento ci è stato permesso di partecipare, ma senza poter intervenire… chiara umiliazione davanti alle bugie che hanno detto. e senza poter fare foto (Belleri l'ha proibito! La faccio breve per poter ribattere punto su punto ho bisogno di fare una tabella con quello che ha detto Belleri, quello che c'era nel progetto Cucinella e quello che c'è nel nostro progetto! Domanda, nelle tue pubblicazioni puoi inserire una tabella, il motivo è che in questo modo compare evidente ogni differenza… se metti dei numeri in un articolo "normale" è difficile per un normale lettore fare immediati confronti. Abbiamo "in cantiere" un ricorso alla Corte dei Conti" che nelle sue modalità prevede due opzioni (per farla breve, una poco costosa, ma con forti limiti, l'altra più incisiva… ma parecchio costosa). Ecco perchè mi permetto di sollecitare un po' tutti e sono costretto a fare una "questua" soprattutto fra i sostenitori.
Senza un adeguato (di riprovazione) commento la seduta del Consiglio Comunale (a porte sprangate) e la successiva iniziativa dell'Assemblea dei Sindaci (a porte socchiuse) arrischiano di non essere percepite in tutta la loro gravità. Sul piano soprattutto del vulnus inferto alle prerogative istituzionali, che vengono utilizzate per un indottrinamento funzionale al progetto dannoso agli interessi del territorio. Siamo in presenza di un gravissimo tentativo di manipolazione dell'opinione pubblica e soggiogamento strumentale delle istituzioni elettive. Prima del Comune Capoluogo poi di tutta la fondamentale rete comunale che, per la tenuta del welfare gravita su Asst di Cremona.
Riceviamo dal “gemellato” Comitato "Salviamo l'Ospedale" di Piacenza
Ci rivolgiamo a tutti gli amministratori piacentini che con diversi ruoli e a diverso titolo hanno il dovere di prendere posizione sugli atti del procedimento in corso per la costruzione dell'ospedale nella periferia della città e precisamente nell'area 5.
A maggior ragione oggi che rispetto all'ipotesi iniziale: finanziamento pubblico dell'intera opera, siamo di fronte ad un drastico cambiamento di prospettiva con l'intervento del capitale privato.
Di fronte a questo cambiamento di scenario risulta incomprensibile e censurabile il rifiuto apposto dalla presidente della commissione Comunale Ambiente e territorio Dr.ssa Pagani all' audizione richiesta dal nostro Comitato con argomenti risibili.
La scelta del project- financing spacciato dalla Regione come scelta lungimirante e moderna per la costruzione dell'ospedale stravolge l'iniziale impostazione che prevedeva, lo ribadiamo, il completo finanziamento pubblico dell'opera.
La regione stessa anziché spiegare perché il finanziamento pubblico è diminuito dal 2021 al 2024 di ben 91 milioni passando dai 227 stanziati in allora ai 136 attuali, ha estratto dal cilindro lo strumento del project- financing che chiama in causa il privato con un finanziamento di 160 milioni.
Non stupisce affatto che vi siano ben nove “dichiarazioni di interesse” da parte dei privati a partecipare al progetto.
Vale la pena soffermarsi sulla natura del project-financing.
Con questa tipologia di contratto, pubblico e privato costruiscono insieme l'opera diventando soci. La prima particolarità consiste nel fatto che l'amministrazione pubblica partecipa all'operazione finanziaria come socio finanziatore ma anche come unico cliente. La seconda è che tutta l'operazione sarà gestita dal socio privato con la qualifica di concessionario. Sarà lui che realizzerà il progetto, che quindi detterà le regole e che - ecco la terza parte - gestirà il finanziamento pubblico (nel nostro caso i 114 milioni).
Proporrà un canone di disponibilità per l'utilizzo dell'immobile realizzato e verranno a lui affidati in monopolio per una durata presumibile di 30 anni tutti i servizi di hard facility (compresa la fornitura dei vettori energetici) e lo sfruttamento delle aree accessorie.
Per capirci avremo una sola gara della durata di trent'anni per i servizi che più avanti elenchiamo, con tanti saluti alla libera concorrenza e alle eventuali variazioni di costo che nel frattempo potranno intervenire.
Venendo ad un esempio concreto di casa nostra i servizi “no core” dati in concessione all'ospedale di Cona Ferrara sono i seguenti:
Unità di degenza;
Servizio di lava nolo divise e abiti di lavoro;
Servizio di sterilizzazione strumentario e biancheria;
Servizio di sanificazione e pulizia raccolta- rifiuti;
Servizio di disinfezione, disinfestazione, derattizzazione;
Ristorazione ospedaliera ricoverati;
Mensa dipendenti;
Servizio vigilanza;
Servizio reception centralino, call center;
Manutenzione aree verdi ed esterne;
Gestione manutenzione impianti elettrici, telefonici, trasmissione dati;
Esercizio e manutenzione impianti meccanici
Gestione e ottimizzazione servizio energia
Gestione e manutenzioni impianti elevatori
Gestione e manutenzione impianti antincendio
Accanto a questo, il concessionario gestisce in maniera autonoma e i servizi commerciali interni all'ospedale (bar, foresteria, distributori automatici ecc.)
Capitolo a parte la gestione dei parcheggi e delle degenze a pagamento, attività previste nell'originaria concessione ma mai attivati e per i quali il concessionario ha rivendicato il mancato guadagno, prontamente riconosciuto dall'ASL nell'accordo raggiunto a seguito della revisione contrattuale a dicembre 2024.
La durata della concessione è di 29,883 anni con decorrenza dal 1° gennaio 2013.
Nel frattempo, in nove anni il canone iniziale a carico dell'Asl è aumentato da 23.606.000 a 62.078.774 con un aumento del 163%.
Nell'ipotesi che il canone rimanga invariato fino alla fine della concessione nel 2043 i ferraresi dovranno sborsare 1.241.575.494 euro.
Inoltre, in questi tipi di contratto non è dato riscontrare dove risieda il rischio di impresa, visto che il canone prevede al suo interno la quota di profitto riconosciuta al privato e ogni eventuale mancato ricavo viene prontamente ripianato dal pubblico.
Alla luce di questi dati ben si comprende “l'interesse dei privati”, che fra l'altro avranno mano libera nei molto probabili subappalti a cascata.
Analoghe esperienze, disastrose per le finanze pubbliche si sono verificate nella costruzione dell'ospedale dell'Angelo a Mestre. La Regione Veneto che pagava dal 2008 ben 72 milioni di euro l'anno di canone, ha ottenuto una riduzione del 10%. Perché, hanno detto vari giudici nel corso della causa c'era una sproporzione fra i 120 milioni messi dai privati (gli altri 130 venivano dalle casse pubbliche) per costruire la struttura e il miliardo e 720 milioni che i privati avrebbero incassato come canoni. Certo in quei canoni c'erano anche le spese per fornire i servizi no core ma il conto era sproporzionato ugualmente.
Analoghe vicissitudini hanno avuto gli ospedali toscani di Prato, Pistoia, Lucca e Massa.
Ultima chicca. In questi due ultimi casi il gruppo di aziende che attraverso società costituite ad hoc hanno costruito i nosocomi hanno poi ceduto le concessioni, vendendo le quote societarie in loro possesso, a fondi di investimento e precisamente Mestre al fondo Ostrum e gli ospedali toscani al fondo Equitix, con tanti saluti al rapporto con il territorio, e soprattutto consegnando la gestione a società il cui unico scopo è quello di recuperare dall'investimento il massimo profitto.
La Regione Marche per l'ospedale di Pesaro ha revocato la modalità del project-financing deliberato dalla giunta precedente.
Questa lunga premessa per sostenere che lo strumento del project-financing è una scelta sbagliata per la costruzione di un ospedale, in quanto l'ASL non produce flussi di cassa atti a sostenere i costi dell'operazione. Ne valgono a tal proposito le affermazioni, più volte ribadite dai rappresentanti della regione che queste spese non graveranno sulla ASL di Piacenza.
Per farvi fronte la regione stessa dovrà attingere al FSR (Fondo sanitario regionale) al quale si ricorre per far fronte alla spesa corrente e quindi in concreto sottraendo risorse agli altri impegni quali l'assunzione del personale mancante, medici e infermieri, al finanziamento di interventi tesi ad esempio a diminuire le liste di attesa.
Alla luce delle considerazioni esposte, facilmente verificabili in rete, chiediamo ai nostri amministratori di riconsiderare questa partita decisiva per la comunità piacentina.
Chiediamo loro di superare il tabù che è difficile per non dire improponibile cambiare strada perché in troppi si sono spesi e ci hanno “messo la faccia”.
Una alternativa possibile e percorribile in brevi tempi esiste e noi l'abbiamo indicata da tempo.
Innanzitutto, si eviterebbe una ulteriore cementificazione di 272.000 mq. di territorio agricolo
I 136 milioni di finanziamento pubblico rimasti coprono il costo degli interventi da noi proposti.
L'attuale ospedale di via Taverna non è “vecchio” è stato inaugurato nel 1994, da quella data in poi sono seguiti continui ammodernamenti, il pronto soccorso è stato inaugurato nel 2014.
La stessa ASL prevede per il 2026 una serie di impianti che devono essere rivisti radicalmente in quanto si dichiara la loro fine del “ciclo di vita” (Impianti di climatizzazione, impianti idrico sanitario impianti elevatori, impianti gas medicinali ecc.)
Opere non procrastinabili che richiederanno investimenti piuttosto consistenti per essere poi abbandonanti se passasse ad esempio l'idea sciagurata di abbattere il Polichirurgico?
Abbiamo dimostrato che è possibile ampliando il polichirurgico recuperare ca 43.000 mq. di superficie utile per ricavare gli spazi richiesti dagli operatori sanitari.
Il problema parcheggi è facilmente superabile, oltre ai 300 stalli previsti nel recupero dell'area ex ACNA (a nostro avviso potrebbero essere molti di più) si può prevedere, già oggi, la esclusività per l'ospedale del parcheggio di via XXI aprile o ipotizzare sempre su quest'area un parcheggio multipiano: così come sulle aree viciniori di Via Anguissola e l'area ex Cral dell'arsenale.
Anziché inventarsi nuove metropolitane leggere si potrebbe ripristinare il binario che dalla stazione porta all'ospedale, in una parola porre mano ad un ambizioso e coraggioso piano di rigenerazione urbana che interessi oltre all'ospedale e al suo importantissimo patrimonio storico, e allarghi il proprio orizzonte al futuro destino dell'area dell'arsenale e al riutilizzo concreto dell'ospedale militare per la facoltà di medicina in inglese, come si era ipotizzato anche attraverso un protocollo d'intesa con tutti gli enti interessati.
Arrivando alla fase conclusiva, si tenga conto che il progettato nuovo ospedale non sarà altro che una struttura “di sostituzione” dell'attuale Polichirurgico di via Taverna e pertanto non prevede nessun ampliamento in materia di specializzazioni presenti.
Ma non solo: una struttura provinciale che necessiterà di personale sanitario innanzitutto per ridurre le liste d'attesa che interessano tanto le attività di degenza e di intervento quanto le prestazioni di diagnostica strumentale ambulatoriale dove potrà trovare le risorse per un adeguato piano di assunzioni e soprattutto di adeguati riconoscimenti economici? Si tenga conto del fenomeno che già oggi determina criticità della ‘fuga' dei professionisti per i carichi di lavoro e i turni necessari per la carenza di organici: dove troverà quindi il personale necessario l'eventuale futura struttura? Facile pensare a possibili depauperamenti delle presenze nei presidi di prossimità, ovvero Fiorenzuola, Castel San Giovanni, Bobbio, con conseguente riduzioni delle attività di degenza presenti e la inevitabile riduzione a strutture orientate esclusivamente alle attività prestazionali ambulatoriali. In tal senso non è forse indicativa la scelta della riduzione delle attività di Pronto Soccorso nelle predette strutture ospedaliere con l'istituzione dei CAU e la concentrazione sulla città delle necessità d'urgenza? Sicuramente i CAU sono strutture che in parte possiamo ritenere utili per ridurre la pressione sul Pronto Soccorso ma un ospedale privo del Pronto Soccorso, può ancora – in prospettiva futura – definirsi ospedale? Tenendo altresì conto dei tempi necessari per arrivare al capoluogo provinciale in caso di urgenza che interessa paesi della montagna che, traffico permettendo, comunque richiedono tempi di percorrenza superiori all'ora (1h e 26' da Zerba, 1 h da Ferriere, 1h e 21' da Pertuso, 1h e 29' da Orezzoli, 1h e 18' da Ottone, per fare qualche esempio).
Una visione di insieme come quella da noi proposta non merita una riflessione concreta e nel merito?
Non è forse giunto il tempo, di porre mano finalmente ad uno studio di fattibilità che prenda in considerazione le proposte da noi avanzate di recupero e rigenerazione dell'esistente?
Siamo ancora in tempo per non sbagliare irreparabilmente. Chiediamo ai decisori istituzionali e alla sindaca di Piacenza di non collocarsi alla retroguardia, fuori dal mondo e fuori dal tempo. E chiediamo alla Regione di essere disponibile a garantire le risorse necessarie all'interno degli stanziamenti già deliberati, anche modificandone la destinazione ad un nuovo e diverso progetto
Diversamente da quanto avviene sulla sponda di sinistra del Po su quella di destra, su una tematica così importante come lo stato della sanità, vengono rispettate le prerogative istituzionali e di partecipazione dell'opinione pubblica.
Recentemente, come ha ampiamente riportato la testata piacentina Libertà, si è svolta l'audizione del direttore dell'Ausl di Piacenza Paola Bardasi che è intervenuta (da invitata) in Consiglio comunale. Della posizione dei contrarians al progetto di un nuovo nosocomio abbiamo dato ampio conto. Riportiamo brevemente, quasi telegraficamente, anche l'opinione dell'opposizione. “La sanità piacentina è in caduta libera” ha concluso l'ex sindaca Patrizia Barbieri.
Comitato per la difesa della sanità pubblica e dell'ospedale di Cremona
Lettera aperta ai sindaci Virgilio, Busseti, Ferrarini, Moggi, Papa, Pari, Tirloni, Uggeri, Volpi, …
Posto che l'ospedale di Cremona non nasce per la stretta utenza cittadina ma per i 200.000 abitanti dell'intero comprensorio cremonese e casalasco, questo esclude che la gestione dello stesso con i relativi progetti/ipoteche sui suoi destini sia appannaggio dei sindaci del capoluogo, il precedente, che si è intestato sottotraccia il progetto, e il nuovo, che ne era compagno di amministrazione. È vero invece che l'ospedale proprio in quanto ospedale pubblico territoriale sia soggetto al controllo dei cittadini cremonesi e casalaschi attraverso i loro rappresentanti eletti comune per comune. E l 'istituto della rappresentanza non è una delega in bianco ma è regolato da precise norme.
In ragione di ciò se il giornale (La Provincia 11/03/25) titola “Tutti i sindaci approvano il progetto del nuovo ospedale” e riporta il parere di 9 di essi, si impone una domanda: i sindaci tutti, i 9 compresi, hanno messo nero su bianco nei loro programmi elettorali il sì al nuovo ospedale? Se così non è, i sindaci che si sono espressi l'hanno fatto come privati cittadini, non come sindaci e il titolo va corretto in “30, 50... (o 9 come risulta dall'articolo?) cittadini dicono sì al nuovo ospedale”. In tal caso si ricorda che sono 6500 i privati cittadini che hanno detto.no
Quanto poi ai sindaci (9 o quanti?) che, gettando il cuore oltre l'ostacolo, hanno detto sì a nome dei loro cittadini dove, quando e in quali forme canoniche ne hanno saggiato le volontà? Domanda retorica perché nessuno ha mosso una foglia.
E allora torniamo a bomba. Poichè la democrazia è linfa e sale del nostro vivere collettivo, ci si astenga dalle fughe in avanti e si riposizioni il timer sul tema.
Il diritto alla salute di 200.000 cittadini non si gioca senza preciso, circostanziato mandato nelle segrete stanze, ma nelle piazze, alla luce del sole, come recita la L. 833/78 ”Va garantita la partecipazione dei cittadini….i Comuni assicurano, anche ai sensi della L. 278/76 e delle L. Reg., la più ampia partecipazione dei cittadini a tutte le fasi della programmazione dei servizi sanitari, al controllo della loro funzionalità e rispondenza alle finalità del servizio sanitario”.
Il d. lgs. 502/92 poi nomina garanti di tale diritto le Regioni, cui spetta (art.18) di “promuovere consultazioni, incontri, verifiche con i cittadini che devono comunque essere sentiti nelle fasi dell'impostazione della programmazione, di verifica dei risultati e ogniqualvolta siano in discussione provvedimenti in fatto di sanità”. E così la Regione Toscana ad es. ha emanato leggi per promuovere la partecipazione dei cittadini e coinvolgerli nelle scelte in tema di sanità istituendo il “Consiglio dei cittadini per la salute”, i “Comitati di partecipazione di zona o distretto”, i “Cantieri della Salute”.
Ora, poiché Lombardia e Cremona non godono di extraterritorialità, tutti gli attori in campo intorno al progetto nuovo ospedale si attengano al rispetto delle norme che delimitano e legittimano il principio e il potere di rappresentanza. Fuori da questi binari c'è abuso di potere.
In attesa di documentate risposte.
Gianluca Franzoni, Rosella Vacchelli
Giusto perché ricorre il quinto anniversario!
Come l'auspicio abbia funzionato in corso d'opera e negli scenari successivi, lo dice la fattuale narrazione, di cui almeno la nostra testata dà fedelmente e costantemente conto.
Se fosse possibile, si potrebbe azzardare che il dopo si sta snodando come e più del durante.
Perché, se è vero che la pandemia ha avuto dimensioni e modalità da castigo biblico, la difficoltà di tenuta del sistema era avvertibile già nei precordi (fortemente connotati dallo smantellamento del SSN) e lo è ancor più negli scenari successivi. In cui non solo c'è minima traccia resipiscente, bensì c'è piena evidenza, al di là e contro la falsa annuncite, di non tener conto degli ammonimenti.
I quali tutti indicano una linea guida che faccia ammenda degli errori di marginalizzazione dalle priorità delle politiche sanitarie e postuli l'inderogabilità della rifunzionalizzazione dei servizi e della loro dislocazione sul territorio. Ripetiamo, ad nauseam, l'esatto contrario di ciò che sta avvenendo ad opera di una classe politica, che, tra le tante claudicanze, non coglie minimamente gli assottigliati margini di sostenibilità di un equilibrio sociale sempre più precario.
Rispetto cui non costituisce una mano santa le opzioni strategiche imposte dagli incerti equilibri mondiali, che impongono una severa revisione dei criteri sin qui praticate in materia di spesa pubblica parassitaria, talvolta corretta da strategie di spending review che hanno fatto strame del mandato della Costituzione.
Ovviamente si gioca sporco; soprattutto per rendere plastico quel diversivo incardinato nell'opinione pubblica subito dopo la pandemia. Il postulato della maggior convenienza dell'opzione edificativa (con il suo ovvio indotto di dismissione e rottamazione dell'esistente) rispetto a quella riqualificativa e rifunzionalizzante ha come perni, oltre all'indimostrata anzi mendace convenienza economica, la supposta disponibilità del fabbisogno finanziario. Condizione mai del tutto verificata sul piano dell'accertamento di appostazioni di spesa traguardate proceduralmente nell'entità e nella spendibilità e presupposto claudicante sul piano eticomotivazionale. Una cosa un po' a babbo morto: i soldi ci sono, sarebbe da stupidi rinunciarvi. Come se i soldi non fossero nostri e non discendessero dalla spremitura impositiva. Una precondizione questa già di sé ostativa di finanza allegra, fortemente scoraggiata dal macigno di un debito statale del 140% sul PIL, e in corso d'opera riassestabile per effetto dei rivolgimenti nelle strategie mondiali, che, con la doverosa maggiore destinazione agli "arsenali" a danno dei granai, polverizzerà sul campo gli slanci di spesa "voluttuaria". Ma in Italia, purtroppo anche in quella “Settentronale", la "botte" politica dà il vino che ha. Quello della ricerca del profitto diretto (della rottamazione e costruzione ex novo) e dell'indotto, fatto mirabolantemente balenare, sia come modulo narrativo e lusinga per i sentiments del "nuovo" sia come aspettativa (si pensi alla vulgata ricamata attorno maggior analogia rappresentata dallo stadio di Sansiro) di moltiplicazione del correlato terziario.
Il percorso della parallela vicenda piacentina proietta un'ombra inquietante sulla sostenibilità di una strategia (“nuovista”) che, in una fase, stragiurava sulla disponibilità del fabbisogno finanziario. Di fronte alle evidenze di segno contrario, si è escogitato il “project financing” (che, al di là del fascino anglicista, significa terra terra “finanziamento del progetto). Cosa che avviene sempre. Lo step successivo è stata l'idea della partnership pubblico (che mette l'idea e un molto minoritario finanziamento) e privato (che costruisce, incassando il profitto edificativo, mette i soldi e diventa padrone del nuovo nosocomio). A meno che questa partnership di fondi finanziari e imprese costruttive si chiami Babbo Natale, l'ospedale, inteso come aggregato di servizi e operatori, diventerebbe “inquilino”. Pagando più che una pigione una retrocessione d'uso della struttura, che finirà per accelerare l'approdo alla definitiva e totale privatizzazione di quel che resta della sanità sempre meno pubblica. Ineluttabilmente questo sarà il finecorsa.
Stupisce che la politica (specie quella che dovrebbe essere la costituency del bacino sociale) non se ne renda conto.
Nelle ultime settimane una forte mobilitazione civica ha dimostrato su due temi importanti (l'impianto biometano e l'impiego del risarcimento Tamoil) che non necessariamente possono prevalere i “poteri”.
Facciamo appello perché i ranghi di quel corale gesto di cittadinanza attiva cerchino e trovino le ragioni di un'armonizzazione dei convincimenti e di una convergenza di lotta (di lotta! Se si può ancora dire) e.v.