Vai all'archivio notizie categoria L'Eco Forum dei lettori

Lettere all'ECO /52

Riceviamo e molto di buon grado pubblichiamo (con diritto di commento)

  12/03/2025

Di Redazione

Lettere+all%27ECO+%2f52

Focus sanità

Dal movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona

In questi giorni il DG dell'Asst Ezio Belleri presenta il progetto solo in enclave sanitarie o politiche (il 4 marzo incontra il terzo settore e lunedì 10 i sindaci dell'Asst di Cremona). Non ci risulta che abbia parlato di costi del manufatto e soprattutto se i finanziamenti statali e regionali (250 milioni) saranno sufficienti. Con questa nostra lettera cerchiamo di rimediare alla "dimenticanza" dell'autorità sanitaria locale. Grazie se ancora una volta vorrà dare voce a chi non viene concesso un confronto diretto sui dati del progetto tecnici ed economici.

 NUOVO OSPEDALE: SCOMMETTIAMO CHE I SOLDI NON BASTANO? ARRIVA LA GALLINA DALLE UOVA D'ORO (per i privati)

I 250 milioni € stanziati da Stato e regione SARANNO SUFFICIENTI per avviare e poi ultimare il megaprogetto dell'opera faraonica progettata dall'archistar Cucinella che comprende il NUOVO OSPEDALE il PARCO DELLA SALUTE, tutti gli altri EDIFICI previsti ed i PARCHEGGI?

NO assolutamente NO! Non ci crede più nessuno che con questa cifra si riesca a fare tutto quanto previsto per questa OTTAVA MERAVIGLIA!

Si procederà con la ricerca di FINANZIATORI PRIVATI attraverso il cosiddetto PARTENARIATO PUBBLICO/PRIVATO (PPP) detto anche PROJECT FINANCING?

SI molto probabilmente SI!

Così è successo in altre decine di casi in ITALIA non ultimo il futuro NUOVO OSPEDALE di PIACENZA. Come evidenziato dalla Corte dei CONTI Questo sistema PUBBLICO/PRIVATO si è rivelato un bagno di sangue economico per le ASST che per contratto devono pagare ai FINANZIATORI PRIVATI canoni per 20/30 anni per la gestione dei servizi e consentire ai finanziatori di rientrare da quanto speso per costruire ciò che coi soldi pubblici NON SI È RIUSCITI A COSTRUIRE! Al contrario per i soggetti privati il PPP è una vera GALLINA DALLE UOVA D'ORO!!

Un esempio eclatante?

il NUOVO OSPEDALE S.ANNA a FERRARA ove il canone annuale ha continuato a salire sino ad aumenti del +160%) passando dai 23 milioni del 2013 ad oltre 61 milioni del 2024! Un contratto capestro che sta divorando la sanità ferrarese! Altri ospedali nel VENETO hanno dovuto aprire contenziosi per cercare di fermare (senza successo) questi aumenti. L'Italia è piena di casi simili! Basta consultare internet e vi uscirà una lista molto lunga!

Un vero spreco di risorse che vengono “rubate” ad una sanità pubblica ormai moribonda. E chi pagherà per questi sprechi? SEMPRE I CITTADINI!

Succederà cosi anche a Cremona? MOLTO PROBABILMENTE SI!

Già alcuni servizi tra i quali il CUP sono stati privatizzati e presentano vari problemi.

In attesa dei dati sui costi IL MOVIMENTO sta ancora aspettando quelli (più volte richiesti) relativi allo studio che ha scartato l'ipotesi di RISTRUTTURARE l'attuale ospedale! Quello nel quale si stanno spendendo MILIONI DI € per lavori di ADEGUAMENTO e che poi verrà ABBATTUTO!

Tombola!

CITTADINI SVEGLIATEVI!

Hanno già messo una mano nelle vostre tasche!

Tra poco le mani potrebbero essere due, tre, quattro… e allora sarà troppo tardi! Quando tutto sarà in mano ai privati saremo privati di tutto!

Enrico Gnocchi, sostenitore del “movimento per la riqualificazione dell’Ospedale di Cremona
Enrico Gnocchi, sostenitore del “movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona

Il Consiglio comunale (sotto chiave) dedicato al progetto del nuovo ospedale

Cronaca, commenti e chiosa della Consigliera Comunale Paola Tacchini

Premessa iniziale del presidente Pizzetti:

La decisione è assunta, quindi non c'è più spazio di discussione per i se, ma per i come. Non siamo più al momento dell'inizio, siamo già oltre."

Poi tutte le rassicurazioni:

  • L'obbiettivo primario è fare le stesse cose di oggi, ma farle meglio. Col nuovo ospedale si migliora la logistica ospedaliera.
  • Hanno accontentato il vescovo, nel progetto a chiesa non prevista inizialmente ci sarà.
  • Il laghetto è in realtà una vasca di laminazione (presumo viste le falde acquifere).
  • La demolizione avverrà con nuove tecnologie, modello grattacielo di Milano, sbriciolato piano per piano senza particolari disagi.
  • Tempo previsto di consegna 2031.
  • Pochi mesi per trasportare materiali e macchinari da un ospedale all'altro.
  • Visto il prestigioso progetto, sarà attrattivo per le professionalità mediche. Quanto al progetto con i numeri. Tutto al rialzo.

Ultima cosa, in chiusura, sempre il presidente Pizzetti ha invitato il comitato "contro" il nuovo ospedale a "passare il Rubicone" e provare a andare avanti insieme.

Da ultimo (ma non ultimo) il testo della mozione:

Gentilissimo Presidente, colleghi capigruppo e spettabile Dirigenza ASST

con questo intervento, desidero richiedere che venga inserito all'ordine del giorno di un prossimo consiglio comunale una informativa con una replica dell'incontro tenutosi oggi con il Dottor Belleri e con i dirigenti dell'ASST in merito al progetto del Nuovo Ospedale.

Questo per garantire la massima trasparenza verso la cittadinanza riguardo a questa importante iniziativa, che avrà un impatto significativo sulla salute e sul benessere della nostra comunità. Una discussione aperta e informativa in Consiglio Comunale, permetterà ai cittadini di essere aggiornati sui progressi e sugli sviluppi del progetto.

Desidero, inoltre, che vengano verbalizzate queste considerazioni

L'abbattimento di una grande struttura come un ospedale può avere diversi impatti su un quartiere cittadino, considerando vari fattori:

  1. Amianto: Se l'ospedale contiene materiali contenenti amianto, la sua demolizione deve essere gestita con estrema cautela per evitare la dispersione di fibre nell'aria. La presenza di amianto può comportare rischi per la salute pubblica, richiedendo interventi di bonifica specifici e controlli ambientali con i relativi costi.
  2. Polveri secche: Durante il processo di abbattimento, si possono generare polveri e detriti che possono influire sulla qualità dell'aria, per la quale non godiamo di buoni valori. Misure di mitigazione, come l'uso di spruzzatori d'acqua per ridurre le polveri, sono fondamentali per minimizzare l'impatto sulla salute dei residenti e dei lavoratori nelle vicinanze. Ma questo porta a...
  3. ...consumo energetico e idrico: La demolizione di una grande struttura richiede un significativo consumo di energia e acqua. La fase di demolizione e la successiva bonifica del sito possono contribuire a un aumento temporaneo del consumo idrico ed energetico, con possibili ripercussioni sulle risorse locali.
  4. Disagi per i pazienti ed Operatori Sanitari: è da ritenersi il lungo disagio per queste ultime categorie citate, impegnate a curare e salvaguardare la salute dei pazienti in condizioni non idonee.

Una forza vera del paese

Infermieri e OS persone splendide

Egregio direttore, quindici minuti di lavoro ricco di esperienza, precisione, attenzione, delicatezza

e sorrisi incoraggianti, hanno rigenerato il paziente prima che iniziasse la lunga giornata di degenza. Sono due degli operatori che, come gli altri colleghi, possono essere considerati il fiore all'occhiello della struttura che li ha assunti.

Purtroppo non c'era una telecamera per ritrarli. Ho visto in loro la forza che regge il nostro Paese. Naturalmente un Andrea, una Susanna, una Giada non fanno notizia, eppure ogni giorno donano tanto, e neppure Paolo o Nicola o Cristina dati per scontati nell'ambiente dove devono lavorare. Eppure il loro sorriso accompagna la risoluzione di delicati momenti. Confrontare alla fine i risultati ottenuti con quelli che ci si aspetta dai politici o da chi cerca di ben governarci e scoraggiante e cadono le braccia. Vorrei chiedere agli OS: l'importo della paga mensile... ne avete la più pallida idea? Oppure rivolgermi di pari passo a un operaio che attende lo stipendio minimo ai rider... Vi ringrazio ragazzi miei, siete splendidi. Mi ritengo fortunata di avervi conosciuto e goduto del vostro qualificante operare.

Forse non ho ricordato tutti, perdonatemi ma vi avvolgo in un unico riconoscente abbraccio.

Clara Rossini, Cremona
Clara Rossini, Cremona

Riscontri

Innanzitutto (e senza alcuna violazione di privacy… perché tanto si è capito che Clara, cui facciamo tanti auguri, è momentaneamente in cura) ringraziamo la nostra lettrice per aver funto da nostra corrispondente da… Già da un luogo in cui si leniscono e si cerca di curare le criticità, anche si dispensa “il sorriso accompagna la risoluzione di delicati momenti”. Non azzardiamo gerarchie di importanza, ma condividiamo pienamente il nostro lettore. Che, ovviamente, con i suoi quesiti non retorici darebbe la stura ad una serie di considerazioni sulla dedizione professionale e umana, sulle immani criticità del momento, sui concreti pericoli di un ulteriore assottigliamento degli organici. Messi alla prova dalle conseguenze della “crisi delle vocazioni”, dall'introvabile offerta di “braccia”, dalla somma ingiustizia del “trattamento”.

Quando si è al picco della tragedia (ci riferiamo a quella pandemica) vien facile aguzzare l'ingegno per veicolare vulgate ad usum delphini, quasi mai sincere e quasi sempre non foriere di aggiustamenti coerenti e concreti.

Il ceto dirigente va valutato anche per questo. E fa bene Rossini a testimoniare, col cuore e la mente, quanto ci ha scritto.

Sul “beef” dell'avanzamento della “pratica” saremo più “chirurgici” nelle prossime ore. Abbiamo adottato un modulo di editing time, che non ci farò vincere il prossimo Pulitzer per la prontezza nel battere la “concorrenza”, molto più attrezzata di noi e, probabilmente, propensa, una parte a compiacere(consapevolmente) la mission di quella che è diventata una macchina da guerra comunicativa (quella dell'Asst), un'altra a fornire la notizia, a prescindere.

La notizia preparata calda calda come i proverbiali cornetti del Perozzi, (anzi, come fanno le macchine comunicative dei sistemi autocratici ancor prima dell'evento), confezionata (con tanto di lavoro relazionale e promozionale preventivo e inoltrata più che in tempo reale (qualche minuto dopo la conclusione dell'evento). Che il Servizio Stampa o Relazioni Esterne, che dir si voglia, sia diventata la branca più produttiva dell'apparato dell'Azienda Socio-Sanitaria Territoriale di Cremona è dato fattuale e lampante.

OK questo l'abbiamo capito: il potere gestionale verticalizzato di quel cambio di fase (l'avvio della controriforma del SSN) e di passo (la mutazione indirizzata a ottimizzare il rapporto costi-benefici e la libertà di opzione tra offerta pubblica e privata) muta, in piena coerenza con gli avvicendamenti dei piano gerarchici superiori, i “titolari” (destinati, in questo con effetti non totalmente devastanti, a durare l'éspace d'un matin) sta caparbiamente correlato alla mission del mandato: asfaltare quel che resta dell'intelaiatura del diritto alla cura alla salute (con l'ovvia ricaduta in termini di accessibilità ai servizi) e sostituire la fattualità, con l' abile e incessante gioco degli specchi degli annunci e dei progetti mirabolanti.

Con un'arroganza imbarazzante. Di cui è palese dimostrazione il combinato disposto editoriale con cui qualche giorno fa è stata postata sullo stesso paginone la cronaca dello svolgimento del Consiglio Comunale in versione impermeabile (una specie di conviviale autocelebrativa e del tutto avulsa da un minimale paradigma dialettico) e la notizia (con colonna sonora tipo marcia trionfale e con ovvia posto produzione celebrativa) della consegna del premio “Ufficio Stampa di eccellenza 2024” assegnato all'ASST di Cremona. Che la titolare dell'Ufficio sia meritevole (come paradigma professionale e come assolvimento dell'ingaggio) del premio (una specie di riconoscimento Stakanov, che scolpisce nella roccia la predilezione dell'establishment per la comunicazione anziché per il compito d'istituto) è assolutamente fuori discussione (anzi, ha anche le nostre personali felicitazioni).

Ma ci piacerebbe molto che questi riconoscimenti fossero riservati anche e soprattutto alla “stiva”, agli operatori, sempre più ridotti di numero, stressati da ritmi inaccettabili, mal retribuiti, indotti “a cambiar aria”; senza dei quali la “baracca” tracollerebbe.

Ebbene, dopo questa intemerata, ribadiamo il nostro sconcerto di fronte alla scelta di integrare nello stesso editing l'annuncio della metabolizzazione della Consiliatura Comunale dei mirabolanti progetti e il magnificat del premio di Eccellenza. Che, ripetiamo, non appare assolutamente inaspettato ed indebito. Ci eravamo beneficiati di una Reni Riefensthal e… e ce n'eravamo accorti! A non accorgersi resterà il mainstream, anestetizzato dalla desuetudine alla percezione e alla manifestazione del pensiero critico e della cittadinanza attiva. Che si sta bevendo, nella piena indifferenza, tutte le pozioni dispensate come antidoto traviante dei fatti e come specchietto per le allodole. Ecco perché, orripilati dall'immedesimazione organica, a livello di esternazione e di indirizzo, da parte dell'establishment  politico e di mandato elettivo, colpevolmente prono ad assecondare indirizzi strategici antipopolari, abbiamo preferito, pur consapevoli di un deficit di immediatezza, restare a lungo sul “pezzo”, in particolare sul profilo specifico della “strana” seduta del Consiglio Comunale (inedita, per modalità e per motivazione, in tutta la storia contemporanea della vita cittadina. Domani presidieremo con insistente dedizione, pretesa dalla deontologia ma anche dal dovere di supplire ad un forte deficit prestazionale sul terreno della comunicazione fattuale e dell'assolvimento del mandato civico, alla finestra che si sta aprendo in queste ore. Ci riferiamo al prosieguo della   mission deviata e deviante. In costanza di un approfondimento attenuato della vicenda della seduta comunale, l'iniziativa dell'Assemblea dei Sindaci arrischierebbe di non essere percepita in tutta la sua gravità; sul piano della correttezza istituzionale ed etica (anche, per completezza, va aggiunta la menzione della circostanza emendativa, rappresentata dalla benevola concessione alla penetrabilità, sia pure nel defilato, manzoniano “posto de' vergognosi) e della ricaduta in termini di chiamata in solido delle responsabilità (per quanto non ne abbiano diretta partecipazione) del disastro sanità e del “diversivo” nuovo ospedale (con cui Regione, sottostanti livelli istituzionali, rete dei “poteri”, vertici dei cosiddetti corpi sociali e imprenditoriali intermedi, tutti omologati in un'alleanza meramente di potere si sono auto-obnubilati, pretendendo di obnubilare la cittadinanza). L'Assemblea dei Sindaci, diononvoglia (per il rispetto dovuto alla funzione ed al diffuso e riconosciuto brand di dedizione e di collegamento alla “base”, arrischia di consolidare il vulnus inferto alle prerogative istituzionali, che vengono utilizzate per un indottrinamento funzionale ad progetto dannoso agli interessi del territorio. Siamo in presenza di un gravissimo tentativo di manipolazione dell'opinione pubblica e di soggiogamento strumentale delle istituzioni elettive. Prima del Comune Capoluogo poi di tutta la fondamentale rete comunale che, per la tenuta del welfare, gravita su Asst di Cremona. Andrebbe aggiunto (e noi non ce ne facciamo mancare l'opportunità) che, contrariamente al ruolo di prima autorità sanitaria nella giurisdizione territoriale comunale, il Primo Cittadino è privo di prerogative concrete (se non il TSO e altre, non infrequenti chiamate de facto, di fronte alle emergenze). Alla base di questa assurda attribuzione di poteri, permane, gioca ricordarlo, l'impianto della sistematica eradicazione, da parte della Regione, della rete di decentramento delle funzioni di programmazione e di controllo della gestione. Già le U.S.S.L. (Unità Socio Sanitarie Locali, elettive! con cui era codificata la partnership delle istituzioni locali).

Sulla pira rigeneratrice dell'aziendalizzazione dei presidi ospedalieri e della prevenzione.

Oggi il rapporto con la rete istituzionale territoriale (come dimostrano le rare Assemblee) è concepito dalla Regione e dai gauleiter aziendali come mera cassa di risonanza, motivata dalla chiamata in correità in progetti sciagurati come il nuovo nosocomio e di coinvolgimento nella manipolazione.

Per la piena fiducia che permane in noi nei confronti del municipalismo, come presidio periferico, istituzionale e reale, del rapporto Stato (Repubblica…si può ancora dire?) e soprattutto, nei confronti di un “ceto” (in cui opera una lenta crisi delle vocazioni) ci appelliamo ai “convocati” di sottrarsi a questa (studiata) deriva di arruolamento in una deprecabile mission di penalizzazione della popolazione.

Mesi fa, avevamo, nell'analisi delle praticabili contromisure alla strisciante omologazione nell'asfaltatura di quel che resta (o non resta più) della riforma del 1978 (riservata, va ricordato, a tutti ma, soprattutto, come è di moda dire, ai “fragili”(non preferiamo dire ai “poveri”, ai vecchi poveri e agli impoveriti, agli ulteriormente marginalizzati nell'accesso alle prerogative della cultura “progressista”, azzardato l'ipotesi suscettibile di istituire in ogni Municipio un osservatorio (con funzioni di percezione della filiera prestazionale, ma anche di denuncia delle inadempienze, delle vessazioni, dei ritardi in capo al sistema).

Abbiamo ricevuto (dai nostri lettori e dal bacino di opinione a noi circostante) consensi e incoraggiamenti. Che, su questa ipotesi, giriamo all'establishment. Con profondo afflato di condivisione e di volontà di comune impegno di cittadinanza attiva.

Temiamo, però, che il ceto dirigente sia incapsulato in una dimensione di distacco dalla realtà.

Difficilmente le “brigate grigie” degli attempati e dei marginalizzati rispetto alle priorità degli attenzionamenti della macchina pubblica si mobiliteranno, per farsi sentire e per contestare decisamente queste trascuratezze, che sono ingiustizie.

In conclusione, proviamo un giochino: ai Sindaci, che si fanno arruolare nell'esercito degli omologati dall'operazione grande, nuovo ospedale, cominciamo a suonare il citofono (ovviamente, di casa) ogniqualvolta siamo messi con le spalle al muro da attese bibliche e da prestazioni improbabili.

In tal modo proverebbero “come sa di sale lo pane altrui e come è duro calle lo scendere e ‘l salir le altrui scale”. Consiglio, ovviamente, da applicare gandhianamente. Modulo comportamentale, questo, che ha radici nel profondo know how civile ed etico oltre che nella nostra immarcescibile condivisione dei canoni del socialismo liberale.

Con un'avvisaglia, però. Come, il “portantino” Antonio (alias Nino Manfredi), il popolo si sta stufando di “essere buono”. Abbiamo vissuto un'eccezionale epoca (ce ne siamo accorti!?), di cui, a posteriori (perché in diretta guardavamo idealmente molto oltre), potremmo dire che fosse un modello di socialdemocrazia reale.

Quella pellicola è stata (col suo portato di diritti e prerogative sociali) quasi completamente riavvolta. Non vorremmo essere fraintesi. Negli Stati Uniti, in cui l'unico modello socio-sanitario praticamente esclude l'idea di sanità pubblica (che praticamente è riservata solo al ceto di vecchi inabbienti) ed in cui si sta bloccando “l'ascensore” e l'impoverimento è ormai generalizzato, si guarda con molto interesse a Luigi.

Crema: concambio immobili dell'ex Tribunale con il complesso degli Stalloni

Il Consiglio comunale di Crema ha approvato il concambio degli immobili dell'ex Tribunale, di proprietà del Comune, con le strutture degli Stalloni, di proprietà della Regione.

L'idea dei socialisti è diventata realtà

Un accordo storico, un risultato epocale, cosi è stato definito nel Consiglio comunale di Crema, l'accordo condiviso con la Regione, finalizzato alla permuta dell'immobile dell'ex Tribunale con il complesso degli Stalloni.

Per la Comunità socialista cremasca, ed il consigliere comunale Rossi Gianantonio, certamente un motivo di soddisfazione, perché vedono concretizzata la proposta del concambio avanzata nel mandato amministrativo 2017 – 2022, tacciata allora, con particolare arroganza, come: leggendaria, surreale ed irresponsabile, dalle stesse forze civiche e politiche che oggi esultano.

Al sindaco Bergamaschi, i socialisti danno pubblicamente atto di aver mantenuto fede ad uno degli impegni prioritari, chiesti dalla Lista Crema Riformista, sul futuro strategico della città.

Virginio Venturelli, 12 aprile 2025, Crema.

Non per ritorsione polemica, ma per amore di verità e di correttezza

Si suol dire che il successo ha molti genitori; mentre le cattive prestazioni sono orfane.

Con una debita premessa ermeneutica, configuriamo nella fattispecie retorica il Dossier Stalloni. Per anni, come ricorda giustamente Venturelli, la pratica è stata, nelle migliori delle percezioni, negletta. Nonostante le evidenze fattuali e le ragioni feconde della buona amministrazione. E, nonostante (si parva licet) la costante dedizione dei socialisti cremaschi e del loro rappresentante Gianantonio Rossi. Insomma, i socialisti non si sono per anni mai staccati dal pezzo. Poi ci deve essere da qualche parte un protettore per le buone cause trascurate. E quasi miracolosamente il percorso è giunto al traguardo. Ok, contenti tutti. E a noi, che, diversamente dal contesto, siamo dei signori, non sarebbe mai venuto in mente di rampognare, sul terreno dei meriti e dei demeriti.

Ma anche l'impudenza ha dei limiti.

Perché quel che maggiormente ci ripugna, non è tanto il bandwagoning al vincitore, ma la falsità e la ricostruzione dei fatti ad usum delphini.

Noi con questi vincitori non vogliamo spartire proprio niente. Non ci interessa, perché siamo privi di aspettative di incassi (sia pur platonici). Quindi, onore al merito! Che, non stranamente, omette di coinvolgere chi ha innescato in tempi, non sospetti e comunque non recenti, la questione. Nemo profeta in patria. Quando il piano alto della Patria è densamente popolato da "scartine" come l'attuale establishment. Verrebbe voglia di dire, per traslazione figurativa, che l'establishment (anche cremasco), è densamente popolato, più che di "stalloni”, di cavalli ruffiani.

Senza offesa personale (e non per timore di conseguenze derivanti da certe cavalline un po' mosse, come direbbe nell'omonimo film Conte Max Sordi, e qualcosa concedendo alla goliardia. Ci vuole un tratto somatico pari alle pudende posteriori per affermare: “Un'idea progettuale a lungo coltivata, che finalmente va in porto, con vantaggio di tutte le parti interessate, ma soprattutto dei cremaschi e delle cremasche, che potranno contare su un irrobustimento del presidio sanitario e socio sanitario nell'ex tribunale e su progettualità di rilancio di quella meravigliosa area degli Stalloni, un polmone verde nel cuore della città, con tutto il possibile mix di funzioni che quel sito può contenere: sociali, socio assistenziali e socio educative, ludico ricreative, in parte anche per servizi e commercio di vicinato". Una sommessa domanda: scusi ma Lei, in corso d'opera, dov'era infrattata? Ovviamente col dovuto rispetto e l'umana affabilità.

PS: ok, ammettiamo per ragioni di verità, abbiamo ritoccato le immagini di regime che avrebbero voluto esibire, in materia di meriti, uno scalpo abusato.

I figli tormentati di genitori narcisi

Reca, il “punto” di qualche giorno fa de La Provincia. Non c'è che dire, un titolo accattivante e, volendo essere ottimisti sui residui spazi di soglia dell'attenzione residua (di questi tempi un po' distratti o accalappiati dalle vaghezze), potenzialmente appealing. Lo stimato direttore della testata cittadina propone e pratica una visitazione di quelli che, a pieno titolo, possono essere ricompresi nei tanti “fuoristrada” e sbandamenti degli impianti etico-culturali. Che dovrebbero essere la linea-guida del vivere civile. Insomma, fa capire il Direttore/Editorialista, stanno cedendo i perni della catena educativa. Circostanza che si aggiunge agli esiti della cosiddetta catena della denatalità. Conosciuta anche come “inverno demografico”.

Dovrei, proditoriamente, dire che è preferibile un po' di denatalità, piuttosto che una catena natale che mette sul mercato “prodotti” di modesta qualità in capo a procreatori del tipo di quelli così ben descritti dall'editoriale.

Già, però, questo dell'indagine veritiera (come fa Gualandris) sullo stato delle cose, quasi sempre iscrive d'ufficio alle proscrizioni.

Per quel che può valere la mia valutazione, io condivido l'opinione dell'editorialista “concorrente”.

Mi farebbe piacere (senza far pubblicità al giornale degli agricoltori, che non ne ha bisogno) sapere l'opinione de L'Eco ed aprire un confronto coi suoi lettori.

Ringrazio e saluto cordialmente.

Nadia Pasquali, 10 marzo 2025, Cremona.

Cara, benché sconosciuta lettrice, indubbiamente l'editoriale citato costituisce un bel lavoro La sua ampiezza/complessità meriterebbe la replica del gesto con cui si mette, non il muso, ma il cervello. Non già dei cani, bensì dei cives. Si capisce il non ardire (che, se esercitato, iscriverebbe d'ufficio all'ordine dei razzisti e reazionari). Ma questa virtuosa testimonianza/analisi avrebbe bisogno di un "ricostituente" (come dicevano i nonni, in presenza di qualche incipiente defaillance). Rappresentato dalla volontà di gettare il cuore oltre gli ostacoli del politically correct, approdando a dosi industriali di "papale papale". Altrimenti si continua in un'analisi civico-sociologica che scarica le responsabilità della deriva "sulla prossimità ". Sulla famiglia che poverina...Sugli accolti (specie se minori e non accompagnati) discriminati e periferizzati...Sull'universo mondo cinico e ripiegato su se stesso che è obnubilato dal remoto...Perché non cominciamo a dire che, per quanto imperniate su virtuosi afflati, le teorie (o meglio le loro fondamentalistiche attuazioni) "montessoriane" (con l'ovvio rinforzino delle "anime candide" al limite della santità religiosa e laica, come Milani) da tempo "si sono presentate all'incasso"?. Concetto ampio e interdisciplinare, in cui, doverosamente sintetizzando, si focalizza la incontrovertibile circostanza del blocco ascensionale della coesione e dell'identità comunitaria. Fatte di diritti-doveri e di "mittbestimmung" (locuzione –concetto recentemente usata su Eco). Da questo punto di vista, applicandoci (severamente, ma doverosamente) ad una fattuale analisi dello stato dell'arte, non possiamo non concludere che, dal punto di vista suddetto, l'evoluzione della specie (o come direbbe John Rawls) e "l'ascensore" (civile) si è ingrippata a cavallo della leva dei baby boomers. Lo diciamo da una posizione "indipendente" di pre boomer (essendo messo insieme, ad inizio 1946, con residuati bellici) e vogliamo essere franco fino alla spietatezza: l'evoluzione della specie civica si è mangiata tre generazioni. Adesso siamo al punto da La Provincia e chiaramente esposto. Veritiero, ma anche latore di una certezza disperante: la tabula rasa di un accettato underground culturale e civico e, soprattutto, di una generazione di accompagnamento. Condizione questa, da vicolo cieco. Che, anziché imporre la ricerca dei fattori reali, scarica responsabilità e colpe sugli altri. Che (e questa è circostanza gravissima), continua a mettere in campo "leve" di civils servants "inadeguati". All'insegna del noblesse obblige, potremmo anche dire: ignoranti a 360°, supponenti, arroganti, assolutamente inadeguati alla bisogna di cittadinanza attiva e di governance a tutto tondo, propensi a praticare come postura il falso-ingannevole. Tratto psicosomatico che connota stabilmente l'excursus prestazionale, comunicativo e gestionale. Con riferimento (tanto per lambire il nocciolo della riflessione editoriale) al combinato disposto tematico dei violati segmenti del decoro e sicurezza. In cui, inconfutabilmente, c'è un concorso di responsabilità di "apporti" (attivi e passivi). Ma, soprattutto, emerge quella, in capo al ceto dirigente, di aver più o meno scientemente promozionato la deriva della tenuta comunitaria. Ma tutto ciò non può essere messo in carico alle prerogative "didattiche " dell'informazione. Anche nei suoi avamposti più lucidi, come il citato editoriale. Ad majora, cara lettrice.

Dall'archivio L'Eco Forum dei lettori

  domenica 18 aprile 2021

Approvata la mozione che chiede la fine dell'embargo

L'Italia dimostra di essere vicina e solidale al popolo Cubano, coerente con i principi di amicizia, fratellanza, riconoscenza e soprattutto lealtà

  domenica 26 settembre 2021

Se le city sisters sono figlie uniche

Contributo di Clara Rossini

  lunedì 5 luglio 2021

Su “Tanto andò la gatta al lardo...”

Testimonianza di Roberto Codazzi (direttore artistico musicale del Museo del Violino)

  giovedì 27 gennaio 2022

Giornata della memoria

Lettere ed Eventi

Rimani informato!