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Finalmente riprendiamo il...“Filo”

Abbiamo ricevuto e molto volentieri pubblichiamo

  17/05/2021

Di Redazione

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Ci vuole forza. Ci vuole coraggio. E un sorriso. A volte, ci vuole proprio una bella risata, sana e piena, per andare avanti ogni giorno in questo nostro Paese pieno di contraddizioni, ma anche di persone che ce la mettono tutta. 

E Leonardo Manera, in questo spettacolo, ci parla proprio di questa nostra vita quotidiana tra amore e lavoro, e rappresenta alcuni italiani, a volte solo cambiando voce oppure con l'ausilio di una barba o una parrucca. 

Trasformandosi in pochi secondi in un cinico medico di pronto soccorso oppure in un imprenditore veneto che è andato a produrre all'estero. 

Concludendo infine, tra monologhi e personaggi, con un segnale di speranza perché, nonostante tutto, ci sono un po' ovunque dei segnali che ci fanno sperare in un futuro migliore. Ci vuole forza. Ci vuole coraggio. E un sorriso. A volte, ci vuole proprio una bella risata, sana e piena, per andare avanti ogni giorno in questo nostro Paese pieno di contraddizioni, ma anche di persone che ce la mettono tutta. 

E Leonardo Manera, in questo spettacolo, ci parla proprio di questa nostra vita quotidiana tra amore e lavoro, e rappresenta alcuni italiani, a volte solo cambiando voce oppure con l'ausilio di una barba o una parrucca. 

Trasformandosi in pochi secondi in un cinico medico di pronto soccorso oppure in un imprenditore veneto che è andato a produrre all'estero. 

Concludendo infine, tra monologhi e personaggi, con un segnale di speranza perché, nonostante tutto, ci sono un po' ovunque dei segnali che ci fanno sperare in un futuro migliore. 

Verremmo meno ad un irrefrenabile impulso (innescato dalla condizione di Socio e, soprattutto, di estimatore dell'egregio lavoro svolto dalla Società Filodrammatica, dal suo Presidente Giorgio Mantovani e da tutto il gruppo dirigente) se non corredassimo la pubblicazione della locandina dell'evento e dell'entrée dell'annuncio con una nostra riflessione. 

Che non riguarda in sé l'approfondimento del contenuto dell'evento (il suo protagonista, Leonardo Milan, animatore, insieme al bravissimo giornalista e conduttore radio-televisivo Alessandro Milan, della fortunatissima trasmissione mattutina di Radio24), bensì il valore dell'evento medesimo. 

Non a caso quel “riprendiamo il… Filo”, che gioca sulla “ditta”, è forte segnalatore della valenza simbolica della (ri)punzonatura delle attività della Società che affaccia su piazza Filodrammatici. Un sodalizio, nato nel 1802 da un afflato di diffusione del sapere, dell'arte e della cultura, che continua la sua mission, significativamente integrata nei fermenti cittadini e rivelatasi capace di occupare, senza nulla togliere ad altri ma essendone segmento integrativo, uno spazio non marginale nel panorama cremonese della convivialità circolistica e degli spettacoli. 

Una su tutto: il teatro-bomboniera è restato l'unica sala del centro città accessibile per le visioni cinematografiche (che, decreti permettendo, riprenderanno). 

Ciò essenzialmente premesso, sulla storia del sodalizio privato (convenzionato col Comune di Cremona) e sullo spirito con cui riprende l'attività, saremmo reticenti se non facessimo menzione di una riflessione da tempo e ripetutamente insistita. 

Il complesso edilizio del Filo dispone, oltre che dell'invidiabile sala teatrale, anche di un'importante sala conferenze, di numerosi e congrui locali per le attività circolistiche e di un invidiabile cortile. Che, nel prosieguo, sarà adeguatamente utilizzato, in considerazione della (giustamente) sponsorizzata cultura del “de hors”. 

Ma c'è un altro “dehors” (che appartiene al patrimonio cittadino) che è la piazzetta antistante gli ingressi del circolo e del teatro. 

Un'aliquota di spazio pubblico, a ridosso del cuore del centro storico comunemente inteso, che, per effetto di sinecura, di neghittosità, di prevalenza della soluzione facile, è finita per diventare un retrobottega. Cui è confluita, per convenienza e trascuratezza (forse per inconsapevolezza), la risulta di un complesso di esigenze: sosta frequentemente abusiva, traffico veicolare incompatibile con la capienza (e a limiti della sicurezza), nascondimento degli obbrobri insiti in una dotazione edilizia frutto di impulsi speculativi e confluita in un intollerabile degrado. 

Una città che si pavoneggia (o solo si balocca) con la chimera del riconoscimento del rango della città della cultura non può (in ovvia aggiunta con un complesso molto più imbarazzante e corposo di trascuratezze) permettere che prosegua a lungo la condizione della piazza Filodrammatici come camera a gas e come volumetria a cielo aperto atta a contenere funzioni e gesti comunitari non consoni al valore di quanto abbiamo decritto. 

L'avevamo scritto quindici anni ha e continueremo a scriverlo. Le caratteristiche della pandemia e la rimodulazione virtuosa della convivialità comunitaria imporrà sempre più una relazionalità fisicamente distanziata e, soprattutto, collocata all'aperto. 

Ma anche se non ci fosse questa “complicazione” precauzionale, il valore di questi 2, 300 mq, collocati, si ripete, nel crocevia dei tasselli nevralgici del mosaico del centro storico, dovrebbero (avrebbero dovuto) suggerire un progetto di depotenziamento delle funzioni di back yard per le convenienze ausiliarie di basso profilo della vita quotidiana. La piazzetta può diventare il dehors del Teatro. Così garantendo sempre apprezzabili ed apprezzati spettacoli di strada e, al contempo, inserendosi praticamente nella filiera (declamata per impulsi mediatici, ma non coerentemente perseguita) degli spazi aperti. 

La performance di Leonardo Manera, obbligatoriamente ad invito, merita assolutamente la location del teatro. Ma avrebbe potuto svolgersi altrettanto dignitosamente su un palcoscenico ad hoc allestito nella piazzetta (debitamente disintossicata dall'ossessivo traffico veicolare) e riservata (per un paio d'ore) all'intrattenimento. Sarebbe stato, presumibilmente, uno spottone per quell'impulso sempre conclamato ma mai seriamente perseguito, di “rigenerare la città” 

Lunga vita, apprezzato Filo!

(e.v.)

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